L’Italia sismica, tra normative e previsione del rischio (LeScienze.it)

Come gestire efficacemente il rischio sismico che caratterizza molta parte del territorio italiano? Tre articoli a firma di ricercatori del’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) in via di pubblicazione sulle“Seismological Research Letters” dimostrano che l’analisi dei sismi che hanno colpito il nostro paese in anni recenti può offrire indicazioni molto utili, sia per definire normative antisismiche più “personalizzate” sul tipo di terremoti che avvengono lungo l’arco appenninico sia per la gestione delle situazioni di emergenza,  anche sulla base  di previsioni probabilistiche dei sismi.

Nel primo articolo, Anna Tramelli e colleghi della Sezione di Napoli dell’INGV e Osservatorio vesuviano riferiscono di aver scoperto che i terremoti degli ultimi decenni si sono manifestati secondo una successione di scosse entro breve tempo che amplificano l’energia rilasciata e soprattutto di effetti distruttivi sugli edifici.

“Analizzando la sequenza sismica dell’Emilia, quella che ha colpito la zona di Mirandola-Medolla nel 2012, abbiamo notato che in Italia, e in particolare lungo l’arco appenninico, i terremoti tendono a ripetersi nello stesso modo”, ha spiegato Tramelli a “Le Scienze”. “Molto spesso si tratta infatti di eventi di magnitudo non elevata, che però si susseguono secondo una successione temporale ridotta: questo avviene perché si tratta di zone molto ‘fagliate’, cioè con faglie non di grandi dimensioni, ma numerose, in cui un sisma può innescarne altri, con più faglie che iniziano a slittare tra di loro”.

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Crolla balcone nella new town di Berlusconi a L’Aquila (GreenMe.it)

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I tre porcellini avevano torto. Alla fine a crollare non sono state le case di paglia. Un balcone di una palazzina prefabbricata delle “new town” realizzate dal governo Berlusconi dopo il terremoto del 6 aprile 2009 a L’Aquila si è staccato ed è caduto rovinosamente su quello di sotto.

All’insediamento del progetto case di Cese di Preturo oggi si è sfiorata la tragedia. Per fortuna non ci sono stati feriti e non c’era nessuno sui due balconi al momento del crollo. Sul posto sono intervenuti i vigili del Fuoco e l’edificio è stato dichiarato inagibile, mentre sono stati disposti una perizia per chiarire l’accaduto e ulteriori controlli anche su quello a fianco.

Il sindaco, Massimo Cialente, come spiega Il Centro, ha detto che ora sarà necessario verificare se c’è “un problema strutturale” e ha rimarcato le difficoltà nel reperire le risorse per la manutenzione degli alloggi antisismici.

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La Via Emilia: storia, cultura e identità (prima parte) (Thule Italia)

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Le origini romane

La Via Emilia rappresenta, sotto moltissimi aspetti, un vero esempio d’identità e di omogeneità territoriale, frutto di un’opera dell’uomo, che ha attraversato i secoli e innumerevoli vicissitudini.

Essa, infatti, non è solamente il retaggio di un’antica opera d’ingegneria civile e militare; la Via Emilia ha in realtà forgiato una delle più importanti regioni d’Italia, dandole quelle caratteristiche originarie, poi sviluppatesi fino all’epoca contemporanea.

Il territorio emiliano/romagnolo fu terra di celti ed etruschi che, duecento anni prima di Cristo, andarono a scontrarsi con la nascente potenza di Roma, il cui interesse per la Pianura Padana era strettamente legato alla sicurezza dei suoi confini settentrionali, spesso instabili, dove la presenza di popolazioni tutt’altro che pacifiche, come i Galli Boi ed Insubri, rendevano insicure le conquiste militari e difficile la colonizzazione.

In un quadro storico ricco di importanti eventi sia per l’Italia che per il Mar Mediterraneo, con la rivalità crescente tra Roma e Cartagine, s’innesta l’opera del Console Paolo Emilio Lepido, che proprio nell’ottica di creare un limes lungo la Pianura Padana, volle realizzare una via consolare che collegasse Ariminum(l’odierna Rimini), punto di arrivo della Via Flaminia, costruita quasi quarant’anni prima, con la colonia di Placentia (oggi Piacenza), fondata a ridosso della seconda guerra punica nel 218 a.C., ed il cui fine era quello di ultimo presidio in terra padana di Roma.

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“In un mondo di lupi, non puoi restare agnello a lungo.”

S.L

Il “modello” scandinavo, visto da vicino (StampAlternativa)

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Prendendo spunto anche da un nostro recente articolo sulle difficoltà finanziarie della Svezia (VEDI), postiamo per intero il lavoro di reportage del nostro amico e collaboratore occasionale Ario Corapi.

Ciò per far capire che l’erba del vicino non è sempre la più bella.

 

Modello Scandinavo, avanguardia o bluff?

Il modello adottato dai paesi scandinavi è veramente un esempio da imitare o è solo sopravvalutato?

In un periodo come quello attuale in cui buona parte dei modelli socio-economici europei, in particolare quelli colpiti dalla crisi economico finanziaria degli ultimi anni, manifestano lacune e singhiozzi viene spesso da parlare di modelli alternativi o modelli analoghi ma comunque più efficienti e l’attenzione negli ultimi anni si è focalizzata in particolare sul Modello Scandinavo, con riferimento particolare a Danimarca e Svezia, ritenuto dalla maggioranza di molti come il modello migliore in quanto il più efficiente.

Considerando il fatto che in un periodo di magra viene molto facile guardare in casa degli altri con tanta invidia chiedendosi perchè dagli altri le cose vadano molto meglio che a casa propria, ci si è mai chiesti, dati alla mano, se un modello come quello scandinavo sia veramente un modello di avanguardia e se effettivamente possa essere altrettanto efficiente anche a casa propria?

Un primo aspetto da considerare sono sicuramente i dati relativi alla demografia e alla geografia di paesi scandinavi come Danimarca e Svezia che, comparati a quelli di un altro paese dell’Europa continentale come potrebbe essere l’Italia, possono far sorgere alcuni dubbi. La Svezia ha una popolazione di poco meno di 10 milioni di abitanti (quasi tutti concentrati al Sud nelle città principali come Stoccolma, Malmo e Goteborg) su una superficie totale di 450.000 chilometri quadrati e per una densità totale di 20 abitanti per chilometro quadrato, mentre la Danimarca ha una popolazione di 5,5 milioni di abitanti su di una superficie di 43.000 chilometri quadrati e una densità di 129 abitanti per chilometro quadrato, entrambi sono molto vicini a paesi europei economicamente forti come Germania e Gran Bretagna che di fatto sono i primi partner di scambi commerciali; il tutto comparato con l’Italia che conta 60 milioni di abitanti (6 volte gli svedesi e quasi 11 volte i danesi) su una superficie di 300.000 chilometri quadri (1/3 in meno di superficie rispetto alla Svezia) e una densità di 201 abitanti per chilometro quadrato (100 volte demograficamente più denso della Svezia e denso quasi il doppio della Danimarca), contando che per posizione geografica lo Stivale è circondato per ¾ della propria superficie dai mari con a Est la Penisola balcanica e a Sud i paesi del Nord Africa, regioni di fatto molto povere.

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