La Via Emilia: storia, cultura e identità (prima parte) (Thule Italia)

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Le origini romane

La Via Emilia rappresenta, sotto moltissimi aspetti, un vero esempio d’identità e di omogeneità territoriale, frutto di un’opera dell’uomo, che ha attraversato i secoli e innumerevoli vicissitudini.

Essa, infatti, non è solamente il retaggio di un’antica opera d’ingegneria civile e militare; la Via Emilia ha in realtà forgiato una delle più importanti regioni d’Italia, dandole quelle caratteristiche originarie, poi sviluppatesi fino all’epoca contemporanea.

Il territorio emiliano/romagnolo fu terra di celti ed etruschi che, duecento anni prima di Cristo, andarono a scontrarsi con la nascente potenza di Roma, il cui interesse per la Pianura Padana era strettamente legato alla sicurezza dei suoi confini settentrionali, spesso instabili, dove la presenza di popolazioni tutt’altro che pacifiche, come i Galli Boi ed Insubri, rendevano insicure le conquiste militari e difficile la colonizzazione.

In un quadro storico ricco di importanti eventi sia per l’Italia che per il Mar Mediterraneo, con la rivalità crescente tra Roma e Cartagine, s’innesta l’opera del Console Paolo Emilio Lepido, che proprio nell’ottica di creare un limes lungo la Pianura Padana, volle realizzare una via consolare che collegasse Ariminum(l’odierna Rimini), punto di arrivo della Via Flaminia, costruita quasi quarant’anni prima, con la colonia di Placentia (oggi Piacenza), fondata a ridosso della seconda guerra punica nel 218 a.C., ed il cui fine era quello di ultimo presidio in terra padana di Roma.

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Il re garante di giustizia (Thule Italia)

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Il re garante di giustizia è conosciuto nelle più antiche formulazioni ideologiche di propaganda del sovrano, dove il re, scelto dalla divinità, si fa promotore e protettore dell’equità sociale; tuttavia, solo con Hammurabi la raccolta archeologica e testuale permette di riconoscere un più sistematico riferimento alla sovranità come solo e infallibile strumento di giustizia. Hammurabi, sebbene subentrato a Rim-Sin, non si divinizzerà, facendo definitivamente cadere una tradizione iniziata con Naram-Sin.

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Mandela (Thule Italia)

Dal sito Thule Italia (9 maggio 2012)

Nelson Mandela

Il testo che segue (in gran parte già pubblicato sul sito dello HNP) è tratto dal libro “Die Mandela Legende – The Mandela legend” del dott. P.W. Möller. E’ una biografia di Nelson Mandela, storico terrorista comunista dell’African National Congress (ANC), e primo presidente nero del “nuovo” Impero della Repubblica del Sudafrica (RSA).
Il testo in verde è di Volkstaat.org.

Introduzione
Webster definisce una leggenda come “la storia di un personaggio in generale meraviglioso, raccontato come un santo”. C’è una base storica, ma spesso è imbottita e contaminata dalla fantasia. Nel caso di Mandela, quando i fatti sono osservati realisticamente e oggettivamente, qualsiasi persona di buon senso non vede più un santo, ma un’esplosione di fantasia che ha qualcosa di soprannaturale. Diventerà chiaro che una falsa immagine del cosiddetto caro Madiba è stata presentata al mondo. Egli non è affatto l’amante della pace, carò papà che si crede, ma solo un tiranno. Non ha trascorso 27 anni in prigione senza motivo, come continuamente si sostiene. Un esempio di racconti non veritieri è del London Independent del maggio 1993: “Nelson Mandela è un uomo nobile … imprigionato per 27 anni per la sua dedizione alla causa della maggioranza nera in Sudafrica”.

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Forme del potere (Thule Italia)

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“[I Germani] scelgono i re per nobiltà di sangue, i comandanti in base al valore. I re non hanno potere illimitato o arbitrario e i comandanti contano per l’esempio che danno” (Tacito)

Forme del potere

La struttura politica della società gallo-germanica incontrata dai romani attorno al 50 a.C. e descritta da Cesare nel De Bello Gallico è colta in una fase di cambiamento in cui il dominio delle oligarchie sostituisce gradualmente l’ereditarietà dei monarchi. Nei secoli precedenti il re era discendente di antenati di-vino-regali e quindi la carica era ereditaria e aveva una forte impronta religiosa; la sua autorità si esercitava su un gruppo etnico omogeneo che in esso rifletteva anche la propria identità culturale. Il nuovo “comandante supremo” affermatosi a partire dal II secolo a.C. non riceveva ma conquistava il potere indipendentemente dalle sue origini regali o divine: le imprese eroiche e vittoriose lo rendevano degno di acquisire la supremazia.

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Castelfranco Emilia (Thule Italia)

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Castelfranco Emilia, terra di confine fra le province di Modena e Bologna, deve il suo attuale nome alla fondazione medievale del “Borgo Franco” (o Castello Franco) avvenuta ad opera dei Bolognesi nel 1226. Le prime tracce di insediamenti in questa area però, sono molto più antichi. Ripercorriamo la storia per ricostruire gli avvenimenti salienti.

Il primo stanziamento è riconducibile all’età del Bronzo (XVII-XII a.C), ed è noto come “Terramara di Podere Pradella”, dal nome della località in cui sono state scoperte le tracce delle più antiche strutture abitative. Una nuova fase è quella Villanoviana, VIII secolo a.C., della quale ricordiamo un villaggio di capanne ed un sepolcreto. Da qui possiamo parlare di un primo vero insediamento a carattere urbano, di tipo etrusco, sfruttato fino all’età celtica, fra il IV e il II secolo a.C., e sviluppato su quello che è l’attuale centro storico. Lo spazio abitativo era organizzato seguendo un piano ortogonale.

La colonizzazione romana conferisce un’ organizzazione territoriale di ampia portata, attraverso la centuriazione: il territorio viene suddiviso in appezzamenti quadrati di circa 710 metri per lato e viene assegnata ad ogni colono una porzione di terreno, con l’incarico di coltivarla. Molte delle strade disponibili oggi, nascono sugli assi centuriali: il principale decumano (ovest-est) è la Via Emilia, che rappresenta l’asse di scorrimento principale sin dal momento della sua fondazione, avvenuta nel 187 a.C., e che attraversa per intero l’Emilia Romagna.

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