Mogherini… chi? (StampAlternativa)

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Se avessimo potuto avere ancora qualche dubbio residuale, con la nomina del Ministro Mogherini ad Alto Commissario Europeo per la politica estera di ieri, ormai una duplice certezza prevale: non esiste una diplomazia UE, e l’Italia si sfama con le briciole degli altri.

A quanto pare, nessuno dei principali protagonisti nazionali all’interno dell’Unione, Germania e Francia in primis, intende sviluppare una diplomazia congiunta, che dia forma ad un carattere univoco ed identitario ben definito del ruolo europeo nel quadro internazionale.

L’Unione Europea resta un ectoplasma politico nelle varie aree del pianeta, in cui si fronteggiano le differenti sfere d’influenza strategiche.

Non si parla nemmeno più da gran tempo di un seggio riservato all’UE nell’ambito delle Nazioni Unite. Mentre sui “fronti caldi” ai confini dell’Unione; Ucraina, Medio Oriente e Nord Africa, le decisioni d’intervento e le mediazioni diplomatiche sono appannaggio dei singoli Stati del Vecchio Continente.

Se Putin vuol parlare con l’Europa incontra il Cancelliere tedesco Merkel, in ragione del ruolo di primissimo piano della Germania. Se Obama cerca alleati in Europa pensa subito al Premier inglese Cameron o al Presidente francese Hollande.

E l’Italia?

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Per uno sviluppo senza liberismo (prima parte) (StampAlternativa)

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Può esistere il concetto di “sviluppo”, senza l’impostazione economica dettata dal liberismo?

Secondo noi il nodo della questione sta nel credere che possa esistere un’alternativa non velleitaria, elaborata in modo concreto, percorribile nella sua applicazione pratica, e capace di scalzare il modello attualmente vigente, ormai fallimentare, con uno capace di garantire rinnovata equità sociale, sostenibilità materiale, e continuità a lungo termine.

In molti settori della nostra impresa si guarda all’export di prodotti completamente e parzialmente “made in Italy”, quale unico sbocco possibile per lo sviluppo economico della nostra nazione e l’incremento dell’occupazione. I sedicenti mercati emergenti assurgono a meta agognata, cui dovrebbe tendere lo sforzo produttivo italiano, in grado di sopperire al saturo Occidente, che non può più garantire profitti duraturi, o posizioni da conquistare e consolidate nell’ambito dei consumi.

In quest’ottica l’Italia, quale mercato interno da ri-conquistare, non è nemmeno presa in considerazione. Infatti, si da per scontato che quel che viene prodotto sul territorio nazionale sia troppo “pregiato” per essere destinato entro i patri confini, anche perché, paradossalmente, il mercato interno italiano DEVE dogmaticamente essere aperto all’importazione di prodotti provenienti dall’estero, in particolare proprio dalle economie emergenti, che garantiscono bassi costi di produzione ed alta capacità di diffusione.

 

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Idee in movimento (StampAlternativa)

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Oggi daremo spazio ad un nostro collaboratore, che con il seguente scritto ha voluto manifestare alcune idee e proposte, utilizzando il linguaggio diretto e chiaro di chi ambisce a “risvegliare” lo spirito dei propri compatrioti.

Non pretendiamo esaustività, quanto speriamo che tali iniziative possano fungere da catalizzatore per coloro che ancora hanno qualche cosa da dire, o che vorrebbero cominciare ad operare nello spazio storico e politico in cui ci troviamo.

Gabriele Gruppo

 

La comunità nazionale contro il Capitalismo

Capitalismo è un termine complesso che certamente ha notevoli sfaccettature a seconda da che prospetto si guardi: storico, economico o sociologico.

Secondo il mio personale cammino, aperto alle vostre critiche, tendo a classificarlo come un sistema fondato unicamente su un principio/tendenza:

– l’abbattimento di ogni barriera/ostacolo che ostruisce il trasferimento di capitali umani o fisici da un punto geografico-sociale ad un altro al fine di abbattere il prezzo della merce o del lavoro.

Tendo a chiarire che c’è una nota iniziale, se si realizza quotidianamente questo principio economico è perché precedentemente degli individui hanno accumulato capitale, capitale che potranno spendere nel mercato perseguendo una certa razionalità.

Detto questo ogni governo democratico, che sia di destra o di sinistra poco importa, si adatta a questa deriva materialista delle cose, a questa legge primordiale che regolamenta ogni avvenimento sociale.

Lo stato borghese è sempre in lotta per abbattere queste barriere culturali/etniche che ostruiscono il passaggio di capitale umano al fine di abbattere i prezzi sul mercato del lavoro.

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Politica senza idee ed antagonismo inesistente (StampAlternativa)

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Per chi non lo avesse letto sulla rivista Luglio/Agosto di Thule-Italia, vi proponiamo una nostra riflessione politica ad ampio raggio, di estrema attualità.

 

Qual è l’essenza delle dinamiche politiche contemporanee in Occidente?

Domanda di non facile risposta, vista l’epoca estremamente “fluida” e mutevole in cui viviamo ed operiamo.

La globalizzazione, che in Occidente ha radicalmente condizionato cultura, consuetudini e stili di vita, ha in un certo qual modo spazzato via la necessità di lunghe elaborazioni di pensiero, e graduali transizioni storiche, per giungere ad una sorta di fast food esistenziale, in cui tutto dovrebbe essere contraddistinto da passaggi ravvicinati, pregni di contenuti facilmente fruibili ed altrettanto facilmente consumabili, e che pongano le condizioni per un altrettanto veloce ricambio con qualche cosa di sempre “nuovo” e all’avanguardia.

Pensate a quanto la comunicazione, di qualsiasi tipo, sia divenuta un elemento alla perenne ricerca dell’aggiornamento immediato, e quanto sia caratterizzata da un alto tasso di pervasività. Cosa impensabile, da fantascienza, solamente due decenni fa. Eppure la fantascienza è divenuta una realtà quotidiana, normale, cui tra l’altro in pochi fanno caso.

Questa condizione, che ci condiziona, ha di fatto svuotato di contenuti anche gran parte dei processi politici del sistema, divenuti mera forma spettacolarizzata, e anche l’approccio tenuto dall’antagonismo anti-sistema, si è di fatto piegato ai dettami comunicativi propri al sistema, adeguandosi alla sua carenza di contenuti.

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Il tesoretto di AN e le “mani lunghe” (StampAlternativa)

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An, gli ex alla guerra per l’eredità: il tesoretto del partito vale 400 milioni

Le rivendicazioni di Storace, la battaglia tra ex colonnelli e finiani. E poi i presunti “regali” al Pdl. Cause, perizie e accuse per mettere le mani sul patrimonio di un partito politicamente scomparso.

Manca un partito di riferimento. Manca un leader di riferimento. Pochi, pochissimi gli ex di Alleanza nazionale ancora in Parlamento, falcidiati da diaspore, scissioni, litigi, quorum ed epurazione berlusconiana. Ma un qualcosa di concreto, reale, esiste ancora. E lo chiamano “tesoretto”, un diminutivo che non rende onore alla cifra disponibile: oltre 400 milioni di euro tra immobili e contanti, confluiti in una Fondazione all’alba della fusione con Forza Italia nel ripudiato Popolo della libertà. Stanno lì.

(segue) 

 

Quanto schifo ci fa questa vicenda, sintomatica di un modo d’intendere lapolitica greve e grezzo, eticamente meschino, privo di qualsiasi giustificazione.

Nell’articolo si fa cenno almeno una volta alla parola “camerati”; riferendosi ai personaggi in ballo, presi tra liti faziose, e forchettate al patrimonio di quello che, comunque, è stato l’erede indegno di un partito in cui molti, tra i quali chi vi scrive, hanno avuto il proprio battesimo politico.

Che schifo!

Oggi, di quello che fu il MSI/AN, resta solamente un patrimonio economico divenuto “terra di conquista” di avidi papponi, colonnelli senza esercito, trombati più o meno illustri e “fratellini d’Italia” in lotta per la sopravvivenza politica.

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