Georgia: la fine delle “rose” e il nuovo “sogno” (StampAlternativa)

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La settimana scorsa, nel quadro del nostro commento sul fallimento degli accordi di Vilnius sul progetto del partenariato orientale dell’UE (VEDI), accennammo anche alla Georgia.

Da qualche tempo non aveva più aggiornamenti di rilievo su questa nazione, che nel 2006 saltò alla ribalta internazionale per la “guerra/lampo” della Russia contro di lei, in quanto la situazione era andata congelandosi nel corso degli anni, ed aveva perduto l’intensità geopolitica che l’aveva contraddistinta.

 

Poco tempo fa però, esattamente a fine Ottobre, in Georgia è avvenuto un vero e proprio funerale politico; quello della sedicente “Rivoluzione delle rose”, guidata dall’ormai ex Presidente Saakashvili e dalla sua cricca filo-occidentale, che molto aveva fatto per destabilizzare una regione, il Caucaso, importante ed estremamente delicata sotto molti punti di vista, sia per la Russia, sia per l’ormai tramontato tentativo USA di penetrare questa regione strategica.

La ratifica del trattato con l’UE, da parte del nuovo Governo di Marghvelashvili, vincitore delle elezioni presidenziali georgiane di quest’anno, non ha acceso grandi entusiasmi in nessuna delle due parti.

Di fatto la Georgia sta tentando di uscire con fatica, grazie all’attuale leadershipal potere, dal ferreo isolamento internazionale conseguente alla disfatta nella guerra del 2006, in cui l’irresponsabile politica atlantista di Saakashvili aveva condotto la sua nazione, e che è stata la causa principale della crescente ostilità dei georgiani verso questo personaggio bizzarro, a tratti un tantino megalomane, destinato ormai ad uscire di scena senza che nessuno lo rimpianga troppo.

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Anche la Moldavia verso l’Unione Europea? (StampAlternativa)

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Tra pochi giorni a Vilnius, in Lituania, sarà firmato un accordo tra Unione Europea e Moldavia per sancire la nascita del libero scambio tra le due realtà. Trattasi di un importante primo passo per l’integrazione dell’ex repubblica sovietica con l’UE. Una tappa fondamentale, forse più per la Moldavia, afflitta da una povertà endemica, ed incapace di risolvere quei problemi strutturali e sociali che l’hanno caratterizzata fin dalla sua indipendenza (1991), e che ne fanno uno dei luoghi più poveri del Vecchio Continente. Nella capitale moldava Chişinău s’è celebrata un’importante manifestazione proeuropeista giusto questa settimana, in cui i partecipanti, con una certa dose d’ingenuità, si dicevano certi e sicuri dei benefici che l’integrazione con l’UE porterà in tempi brevi alla loro nazione.

Bontà loro, in pochi a Chișinău, tra coloro che sventolavano la bandiera moldava e quella dell’UE, sembravano sapere che il “biglietto d’ingresso” nel carrozzone di Bruxelles costa caro, soprattutto per quel che verrà eventualmente preteso dal popolo moldavo, proprio in termini sociali e di rigore nei bilanci pubblici.

Oltre a questo piccolo “dettaglio”, il percorso europeo della Moldavia non risulta per giunta essere privo d’insidie, tanto interne quanto di natura geopolitica, che si fondono in un tutt’uno difficilmente gestibile in tempi come questi sia per l’UE, che per la poco affidabile classe politica locale; spesso amante del doppio gioco e del tirare a campare.

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Siria: ribelli sempre meno convincenti (StampAlternativa)

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“La fine del sostegno ai terroristi sarà la soluzione del conflitto in Siria”.

Bashar al Assad Presidente della Siria

In sostanza è questo che il legittimo rappresentante del popolo siriano auspica per il futuro. Sicuramente tale buon auspicio diventerà una richiesta concreta nel quadro della vicinissima conferenza sulla guerra civile in Siria, dove si siederanno allo stesso tavolo le diverse parti in causa; ivi compresi alcuni (pseudo) rappresentanti dell’opposizione al regime di Damasco. Si dice che le partecipazioni all’evento siano state inoltrate dalla diplomazia ONU a ben 19 sigle della galassia anti-Assad, solo quelle principali ovviamente, e che non una abbia risposto positivamente.

DICIANNOVE!

Che il conflitto in questa sfortunata nazione del Medio Oriente fosse complicato è un conto, ma venire a sapere che le milizie di maggior rilievo siano quasi una ventina… ci lascia intuire quanto poco credibile possa dimostrarsi questo “fronte democratico”, che vorrebbe governare la Siria scalzando il potere vigente con quella che sta diventando uno stillicidio, più che una vera guerra di liberazione.

Gli Stati Uniti vorrebbero evitare che il loro presidentino Obama facesse una nuova figura da incompetente internazionale, che tra l’altro gli riesce benissimo, per questo stanno cercando disperatamente qualche siriano presentabile, da porre alla guida del rissoso e caleidoscopico fronte ribelle. Purtroppo però fino ad ora né gli USA, né i loro alleati nell’area, hanno avuto la capacità di scovare qualche pinco pallino che, in nome della “democrazia” (sic!), non fosse dedito a mangiare organi di nemici uccisi, o promettere di far sorgere un califfato jihadista a due passi dalle frontiere dell’Occidente, o utilizzare i civili come scudi umani.

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Affitti subprime: nuova droga finanziaria (StampAlternativa)

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Alert: dopo i mutui, arrivano gli affitti subprime

La notizia degli affitti subprime trapelata dall’Huffington Post in un articolo di Andrea Baranes, non presagisce nulla di buono: l’onda che ha travolto il mercato finanziario delle obbligazioni con i mutui cartolarizzati potrebbe abbattersi nuovamente con l’arrivo della cartolarizzazione degli affitti.

Uno spauracchio che per molti fa risuonare il nome di banca Barclays, di Fannie Mae e di tutti gli istituti coinvolti a vario titolo negli scandali degli ultimi anni. Un mutuo subprime o cartolarizzato – e nella stessa misura anche un affitto – è un finanziamento considerato ad alto rischio per via della elevate possibilità di morosità.

(segue)

Fonte http://www.wallstreetitalia.com

Rieccolo, il vizietto della finanza, della speculazione ad ogni costo, delle borse il cui unico fine è quello della creazione di ricchezza dal nulla, una ricchezza che è frutto solamente di algoritmi privi di ogni connessione con la realtà. Non è servita la “grande paura” del 2007, se non a far precipitare i comuni mortali in un baratro senza precedenti della crisi economica, da cui nessuno di noi riesce ad uscire.

Forse perché le nazioni non sono ormai più padrone del loro destino.

Scordatevi quindi tutti i buoni propositi di riformare i mercati, di porre freno agli eccessi, o di organizzare una governance tra gli Stati più importanti del pianeta, per contrastare i presupposti di una nuova crisi proveniente dagli investimenti ad alto rischio.

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Ungheria: un primo bilancio della rivoluzione nazionale (StampAlternativa)

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A tre anni dalla sua ascesa al governo d’Ungheria Viktor Orban e il suo partito, Fidez, rappresentano per noi quel modello ideale e serio di resistenza e reazione alla dissoluzione dei popoli d’Europa, delle loro specificità, dei principi su cui si fonda la nostra civiltà.

Dissoluzione voluta dal mondialismo economico apolide e dal progressismo (pseudo)culturale d’ogni sfumatura ideologica.

Avendo noi sempre nutrite simpatie per il movimento politico Jobbik, costatando la solidità di questa realtà nel corso della sua affermazione elettorale, vedevamo Orban come una sorta di nazionalista “moderato”, con un passato da liberale ed un programma che ci sembrava poco coraggioso.

Invece, anno dopo anno, ci siamo dovuti sinceramente ricredere.

La politica espressa dal governo monocolore di Viktor Orban ha sterzato sempre più verso iniziative di rottura con un certo tipo di “tradizione” europea, che impone alle nazioni aderenti all’UE di seguire certi dettami ideologici ed economici. Una rottura sempre più evidente, e sempre più profonda, che ha reso l’Ungheria una sorta di macchia nera (è proprio il caso di dirlo) in mezzo al blu insignificante dell’UE, una nazione ribelle, con un capo demonizzato da tutti i media occidentali, anche oltre Atlantico, che anelano la sua caduta e il ritorno della terra dei magiari nell’alveo della presentabilità democratica.

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