Il “modello” scandinavo, visto da vicino (StampAlternativa)

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Prendendo spunto anche da un nostro recente articolo sulle difficoltà finanziarie della Svezia (VEDI), postiamo per intero il lavoro di reportage del nostro amico e collaboratore occasionale Ario Corapi.

Ciò per far capire che l’erba del vicino non è sempre la più bella.

 

Modello Scandinavo, avanguardia o bluff?

Il modello adottato dai paesi scandinavi è veramente un esempio da imitare o è solo sopravvalutato?

In un periodo come quello attuale in cui buona parte dei modelli socio-economici europei, in particolare quelli colpiti dalla crisi economico finanziaria degli ultimi anni, manifestano lacune e singhiozzi viene spesso da parlare di modelli alternativi o modelli analoghi ma comunque più efficienti e l’attenzione negli ultimi anni si è focalizzata in particolare sul Modello Scandinavo, con riferimento particolare a Danimarca e Svezia, ritenuto dalla maggioranza di molti come il modello migliore in quanto il più efficiente.

Considerando il fatto che in un periodo di magra viene molto facile guardare in casa degli altri con tanta invidia chiedendosi perchè dagli altri le cose vadano molto meglio che a casa propria, ci si è mai chiesti, dati alla mano, se un modello come quello scandinavo sia veramente un modello di avanguardia e se effettivamente possa essere altrettanto efficiente anche a casa propria?

Un primo aspetto da considerare sono sicuramente i dati relativi alla demografia e alla geografia di paesi scandinavi come Danimarca e Svezia che, comparati a quelli di un altro paese dell’Europa continentale come potrebbe essere l’Italia, possono far sorgere alcuni dubbi. La Svezia ha una popolazione di poco meno di 10 milioni di abitanti (quasi tutti concentrati al Sud nelle città principali come Stoccolma, Malmo e Goteborg) su una superficie totale di 450.000 chilometri quadrati e per una densità totale di 20 abitanti per chilometro quadrato, mentre la Danimarca ha una popolazione di 5,5 milioni di abitanti su di una superficie di 43.000 chilometri quadrati e una densità di 129 abitanti per chilometro quadrato, entrambi sono molto vicini a paesi europei economicamente forti come Germania e Gran Bretagna che di fatto sono i primi partner di scambi commerciali; il tutto comparato con l’Italia che conta 60 milioni di abitanti (6 volte gli svedesi e quasi 11 volte i danesi) su una superficie di 300.000 chilometri quadri (1/3 in meno di superficie rispetto alla Svezia) e una densità di 201 abitanti per chilometro quadrato (100 volte demograficamente più denso della Svezia e denso quasi il doppio della Danimarca), contando che per posizione geografica lo Stivale è circondato per ¾ della propria superficie dai mari con a Est la Penisola balcanica e a Sud i paesi del Nord Africa, regioni di fatto molto povere.

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Sprechi alimentari: frutta e verdura imperfetta in vendita nei supermercati in Francia (Greenme.it)

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In Francia una catena di supermercati ha deciso di provare a mettere in vendita la frutta e la verdura imperfetta per contrastare gli sprechi alimentari. Spesso i prodotti che a livello estetico lasciano a desiderare rimangono sui campi, provocando perdite alimentari ed economiche alla fonte.

I supermercati e i fornitori spesso sono convinti che nessuno vorrà mai acquistare dei prodotti imperfetti, ma il caso della Francia sta dimostrando che non è così e che, anzi, la clientela è ben lieta di comprare la frutta e la verdura di seconda scelta, dato che viene venduta con lo sconto e che risulta comunque del tutto commestibile.

La catena della grande distribuzione Intermarché da alcune settimane ha lanciato la campagna“Fruits et Légumes Moches”. I supermercati della città di Pervins hanno deciso di mettere in vendita la frutta e la verdura imperfetta per forma e per colore con il 30% di sconto rispetto al prezzo abituale.

L’iniziativa ha avuto così tanto successo che molto probabilmente presto verrà estesa a tutta la Francia, almeno per quanto riguarda la catena di supermercati coinvolta, che in questo modo ha arginato i propri sprechi alimentari e ha agevolato i consumatori mettendo a loro disposizione degli ortaggi e della frutta a prezzo più basso senza rinunciare alla qualità. Il 40% della frutta e degli ortaggi in Francia verrebbe scartato poiché imperfetto, ma la nuova campagna mira a dimostrare che i prodotti bruttini e un po’ strani sono buoni come gli altri.

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Mogherini… chi? (StampAlternativa)

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Se avessimo potuto avere ancora qualche dubbio residuale, con la nomina del Ministro Mogherini ad Alto Commissario Europeo per la politica estera di ieri, ormai una duplice certezza prevale: non esiste una diplomazia UE, e l’Italia si sfama con le briciole degli altri.

A quanto pare, nessuno dei principali protagonisti nazionali all’interno dell’Unione, Germania e Francia in primis, intende sviluppare una diplomazia congiunta, che dia forma ad un carattere univoco ed identitario ben definito del ruolo europeo nel quadro internazionale.

L’Unione Europea resta un ectoplasma politico nelle varie aree del pianeta, in cui si fronteggiano le differenti sfere d’influenza strategiche.

Non si parla nemmeno più da gran tempo di un seggio riservato all’UE nell’ambito delle Nazioni Unite. Mentre sui “fronti caldi” ai confini dell’Unione; Ucraina, Medio Oriente e Nord Africa, le decisioni d’intervento e le mediazioni diplomatiche sono appannaggio dei singoli Stati del Vecchio Continente.

Se Putin vuol parlare con l’Europa incontra il Cancelliere tedesco Merkel, in ragione del ruolo di primissimo piano della Germania. Se Obama cerca alleati in Europa pensa subito al Premier inglese Cameron o al Presidente francese Hollande.

E l’Italia?

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La Cina e la resa dei conti (StampAlternativa)

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La crisi arriva in Cina. Molte Pmi a rischio chiusura

Pechino ha dato inizio al suo mercato dei junk bond privati nel giugno 2012 per dare una possibilità di finanziamento alle piccole imprese al di fuori dell’area della rete delle cosiddette banche ombra

Le piccole imprese che reggono il mercato privato della Cina nel settore delle emissioni obbligazionarie ad alto rendimento stanno combattendo con l’aumento dei rischi di default come effetto del rialzo dei tassi di interesse voluti dal mercato e del rallentamento della crescita economica che aumenta ad un ritmo che è il più basso degli ultimi due decenni. Stando alle stime di China Merchants Securities, i bond privati in scadenza il prossimo trimestre sono pari a 6,2 miliardi di renminbi (750 milioni di euro) e per la maggior parte appartengono a imprese di piccole e medie dimensioni. Il problema è che iniziano a aumentare i casi di crisi di pagamento. (…)

Seguendo la scia della notizia postata pochi giorni fa (VEDI), ecco che con una certa soddisfazione torniamo a posare lo sguardo sulla Cina, e sulle sue ormai innegabili difficoltà nel reggere il proprio sistema/modello di sviluppo.

Se siamo alla vigilia di una nuova catastrofe finanziaria, e ci siamo dentro fino al collo, parte di tale situazione la si deve all’incepparsi di quell’ingranaggio che doveva essere il cuore della globalizzazione; ovvero l’apertura del mercatocinese, dopo decenni di geloso protezionismo, ai prodotti occidentali.

Ciò non è avvenuto, come più volte abbiamo detto, e per giunta le élite politiche ed economiche del gigante asiatico hanno fatto di tutto per difendere lo status quo che aveva garantito quel “miracolo” economico durato forse fin troppo, e con mezzi non certo in linea con il purismo dottrinario liberista. 

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Senza aggiungere nulla (StampAlternativa)

La-crisi-economica-mondiale

Proponiamo questo articolo tratto dal sito di Wall Street Italia, senza aggiungere commenti, in quanto, vista la nostra attenzione al tema della crisi sistemica globale, potrete trovare su questo portale d’informazione alternativa tutte le analisi che abbiamo fatto nel corso degli ultimi anni.

Non riteniamo di essere in errore quando continuiamo ad affermare che una nuova valanga si sta per abbattere sopra le nostre teste.

Attendiamo fiduciosi il peggio…

Tutti allegramente verso il prossimo collasso

Il sistema economico finanziario mondiale non è mai stato così fragile. Anche se banche centrali e governi continuano a drogare le borse.

L’ottimismo a tutti i costi e il non voler vedere la disastrosa realtà della situazione economica e finanziaria è qualcosa di molto pericoloso, perchè il sistema finanziario mondiale non è mai stato così fragile. I rischi di rottura sono molto concreti, anche se le banche centrali e le autorità politiche continuano a lanciare assurdi messaggi incoraggianti. E anche se i mercati azionari salgono ai nuovi massimi, drogati da programmi di stimolo dei banchieri centrali, con Janet Yellen (Fed) e Mario Draghi (Bce) in prima linea, per rafforzare l’establishment bancario, a scapito della classe media.

Jaime Caruana, General manager della BIS di Basilea (la banca centrale delle banche centrali o BRI Banca dei Regolamenti internazionali) teme un nuovo disastro alla “Lehman Brothers”, causato dall’aumento del debito a livello mondiale e dichiara che nella loro caccia al guadagno, gli investitori ignorano la prospettiva di tassi d’interesse più alti.

Maximilian Zimmerer, Chief Investment Officer della compagnia di assicurazione Allianz (la più grande a livello europeo) dichiara che “niente è stato risolto e tutti lo sanno.”

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