Istat, Italia in deflazione dopo oltre 50 anni, disoccupazione balza a 12,6% (Ansa.it)

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L’economia italiana nel secondo trimestre del 2014 si è contratta dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Lo conferma l’Istat che, per effetti di arrotondamento, ha invece rivisto la stima sul pil tendenziale del 6 agosto da -0,3% a -0,2%. Con il primo trimestre chiuso a -0,1%, l’Italia è di fatto in recessione.

La spesa delle famiglie in Italia torna a salire, seppure lievemente, segnando nel secondo trimestre del 2014 il primo rialzo tendenziale, con un +0,2%, dopo undici trimestri in negativo. Era infatti dal 2011 che non aumentava.

L’ITALIA IN DEFLAZIONE – Ad agosto per la prima volta da oltre 50 anni, cioè dal settembre del 1959, quando però l’economia era in forte crescita. Lo precisa l’Istat, ricordando che allora la variazione dei prezzi risultò negativa dell’1,1%, in una fase di 7 mesi di tassi negativi.

Ad agosto l’indice dei prezzi al consumo misurato dall’Istat nelle prime stime ha segnato un calo dello 0,1% rispetto allo stesso mese dello scorso anno (era +0,1% a luglio).

Anche il ‘carrello della spesa’ in deflazione  – Ad agosto risulta ancora in deflazione anche il cosiddetto carrello della spesa, ovvero l’insieme dei beni che comprende l’alimentare, i beni per la cura della casa e della persona. Il ribasso annuo è infatti pari allo 0,2%, anche se in recupero rispetto al -0,6% di luglio.

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La Cina e la resa dei conti (StampAlternativa)

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La crisi arriva in Cina. Molte Pmi a rischio chiusura

Pechino ha dato inizio al suo mercato dei junk bond privati nel giugno 2012 per dare una possibilità di finanziamento alle piccole imprese al di fuori dell’area della rete delle cosiddette banche ombra

Le piccole imprese che reggono il mercato privato della Cina nel settore delle emissioni obbligazionarie ad alto rendimento stanno combattendo con l’aumento dei rischi di default come effetto del rialzo dei tassi di interesse voluti dal mercato e del rallentamento della crescita economica che aumenta ad un ritmo che è il più basso degli ultimi due decenni. Stando alle stime di China Merchants Securities, i bond privati in scadenza il prossimo trimestre sono pari a 6,2 miliardi di renminbi (750 milioni di euro) e per la maggior parte appartengono a imprese di piccole e medie dimensioni. Il problema è che iniziano a aumentare i casi di crisi di pagamento. (…)

Seguendo la scia della notizia postata pochi giorni fa (VEDI), ecco che con una certa soddisfazione torniamo a posare lo sguardo sulla Cina, e sulle sue ormai innegabili difficoltà nel reggere il proprio sistema/modello di sviluppo.

Se siamo alla vigilia di una nuova catastrofe finanziaria, e ci siamo dentro fino al collo, parte di tale situazione la si deve all’incepparsi di quell’ingranaggio che doveva essere il cuore della globalizzazione; ovvero l’apertura del mercatocinese, dopo decenni di geloso protezionismo, ai prodotti occidentali.

Ciò non è avvenuto, come più volte abbiamo detto, e per giunta le élite politiche ed economiche del gigante asiatico hanno fatto di tutto per difendere lo status quo che aveva garantito quel “miracolo” economico durato forse fin troppo, e con mezzi non certo in linea con il purismo dottrinario liberista. 

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Senza aggiungere nulla (StampAlternativa)

La-crisi-economica-mondiale

Proponiamo questo articolo tratto dal sito di Wall Street Italia, senza aggiungere commenti, in quanto, vista la nostra attenzione al tema della crisi sistemica globale, potrete trovare su questo portale d’informazione alternativa tutte le analisi che abbiamo fatto nel corso degli ultimi anni.

Non riteniamo di essere in errore quando continuiamo ad affermare che una nuova valanga si sta per abbattere sopra le nostre teste.

Attendiamo fiduciosi il peggio…

Tutti allegramente verso il prossimo collasso

Il sistema economico finanziario mondiale non è mai stato così fragile. Anche se banche centrali e governi continuano a drogare le borse.

L’ottimismo a tutti i costi e il non voler vedere la disastrosa realtà della situazione economica e finanziaria è qualcosa di molto pericoloso, perchè il sistema finanziario mondiale non è mai stato così fragile. I rischi di rottura sono molto concreti, anche se le banche centrali e le autorità politiche continuano a lanciare assurdi messaggi incoraggianti. E anche se i mercati azionari salgono ai nuovi massimi, drogati da programmi di stimolo dei banchieri centrali, con Janet Yellen (Fed) e Mario Draghi (Bce) in prima linea, per rafforzare l’establishment bancario, a scapito della classe media.

Jaime Caruana, General manager della BIS di Basilea (la banca centrale delle banche centrali o BRI Banca dei Regolamenti internazionali) teme un nuovo disastro alla “Lehman Brothers”, causato dall’aumento del debito a livello mondiale e dichiara che nella loro caccia al guadagno, gli investitori ignorano la prospettiva di tassi d’interesse più alti.

Maximilian Zimmerer, Chief Investment Officer della compagnia di assicurazione Allianz (la più grande a livello europeo) dichiara che “niente è stato risolto e tutti lo sanno.”

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Hostess, ricercatori, architetti: nessuno è al riparo dalla crisi (Piemontenews)

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Fatto Quotidiano del 31/03/2014 di Elisabetta Ambrosi attualità
È giovane e curata, ti serve il caffé con un sorriso. E tu sorridi di rimando, come se la cabina di un aereo consentisse, almeno per un po’, di lasciare a terra gli incubi di poveri e sfruttati che popolano le nostre città. Ma Sonia , hostess di 28 anni, non lavora per la nota com- pagnia di volo low cost di cui indossa la divisa, ma per un’agenzia interinale che fornisce “materiale umano” alle compagnie aeree. Come racconta il sindacato FamilyWay, Sonia ha speso 3.000 euro per il corso di formazione, 325 euro per la divisa. Oggi non ha un contratto ed è pagata a ore: 15,33 euro per ora di volo, per uno stipendio di 1100 euro. Se è malata non guadagna e in più paga le tasse – dal maggio del 2012 – in due paesi. Provate a distrarvi, leggendo le notizie sull’Ipad. Aprendo un importante sito di informazione, potreste incappare nell’articolo di Francesca , giovane neomamma. Scrive per diversi siti che fanno capo a un’unica società,concui hauncontrat- to di collaborazione occasio- nale. Guadagna 20 euro per 7 pezzi (4 ore), 40 per 14 (8 ore): 2,85 euro a pezzo, calcola, mentre “la signora delle pulizie di mia madre prende otto volte tanto”. Quando, infine, atterrate all’aeroporto, magari progettato da un’archistar milionaria, potreste pensare alla storia di Alessa n d ra , architetta entrata nel 2009 in un prestigioso studio di progettazione internazionale. Oggi pratica la “libera”professione con partiva Iva, ma in realtà ha orari stabiliti (10 ore, sabato compreso), postazione fissa, assenze detratte dallo stipendio, obbligo morale di non lavorare con altri committenti, per 1700 euro al mese. Tante? “Provate a togliere 366 euro di Iva non scaricabile, 300 euro di inarcassa, 500 euro di affitto, spese per l’assicurazione, la formazione, il commercialista e l’ordine. Cosa rimane?”. Se è il pubblico a sfruttare Hostess, giornalista, architetto: tre lavori che vent’anni fa erano considerati prestigiosi e remunerativi.

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Per uno sviluppo senza liberismo (terza parte) (StampAlternativa)

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Senza una politica economica equilibrata, volta al bene comune e all’interesse nazionale, il nomadismo delle imprese e l’internazionalizzazione dei settori produttivi priverà l’Italia di preziose risorse, di cui faranno le spese quelle classi sociali impossibilitate a seguire l’onda lunga dei mercati emergenti.

Uno Stato forte, così come lo intendiamo, nel pieno delle sue facoltà e conscio delle prerogative che sono appannaggio del ruolo che rappresenta, dovrà contrastare in modo drastico, ma con giustizia, la tendenza delle aziende a non ritenere più l’Italia idonea alla produzione di beni, tanto per il consumo interno, quanto per l’export.

Serve sicuramente maggior comprensione per le ragioni della classe imprenditoriale, e per le sue necessità, ma senza perdere di vista il compito che deve avere l’economia in una nazione che voglia essere alternativa almodello liberista.

Innanzitutto lo Stato italiano deve porre in essere una graduatoria di fondamentali economici e di settori strategici, in cui la sua funzione sia quella di custode dell’interesse nazionale, senza tuttavia fare l’errore di politicizzare in modo selvaggio questi comparti produttivi, come avveniva in passato, e creando eccellenza più che burocrazia, qualità invece di “stipendi d’oro”. Va poi incentivato il ritorno delle imprese che hanno delocalizzato all’estero, e ricreare con esse gli indotti territoriali. Ciò può essere fatto con una serie di iniziative volte a ridimensionare il costo del lavoro, senza dover penalizzare le classi lavoratrici, ma agendo soprattutto sul peso che la tassazione ha sulle aziende, in altre parole andando a colpire le spese improduttive e gli sprechi che oggi caratterizzano lo Stato democratico.

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