Che cos’è la “flessibilità”? (StampAlternativa)

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Che cos’è la “flessibilità”?

Dovremmo chiedercelo sul serio, visto e considerato che se ne parla da anni nel mondo del lavoro, e ne parlano un po’ tutti.

Ne parla Confindustria, prima nel modo veemente della Marcegaglia, oggi con il pudore di Squinzi. Ne parla la politica quando deve affrontare il nodo delle pensioni, o la riforma dei contratti di lavoro. Ne parlano i sindacati come di una bestia nera, che lede i diritti dei lavoratori.

Tuttavia, a nostro giudizio, “flessibilità” è uno di quei termini cui ci si può adattare ogni vestito, per le più disparate occasioni e posto nelle prospettive più varie.

Sentimmo per la prima volta questo termine in ambito lavorativo sul finire degli anni ’90.

Una nostra conoscente, operaia in una grande manifattura tessile piemontese (oggi chiusa), diceva che i titolari dello stabilimento avevano concordato con i sindacati la “flessibilità”; ovvero andare a lavorare il Sabato, in periodi di picco produttivo, senza che le ore fatte dai dipendenti fossero conteggiate come straordinarie, bensì ordinarie.

La nostra conoscente giustificava la cosa come atto di “buona volontà” dei lavoratori nei confronti dell’azienda, per ammortizzare i costi di produzione e, conseguentemente, renderla competitiva contro la concorrenza cinese di cui, proprio in quegli anni, si cominciava a sentir parlare.

Da quel momento in avanti abbiamo visto declinare la parola “flessibilità” nei modi più diversi.

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Crolla balcone nella new town di Berlusconi a L’Aquila (GreenMe.it)

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I tre porcellini avevano torto. Alla fine a crollare non sono state le case di paglia. Un balcone di una palazzina prefabbricata delle “new town” realizzate dal governo Berlusconi dopo il terremoto del 6 aprile 2009 a L’Aquila si è staccato ed è caduto rovinosamente su quello di sotto.

All’insediamento del progetto case di Cese di Preturo oggi si è sfiorata la tragedia. Per fortuna non ci sono stati feriti e non c’era nessuno sui due balconi al momento del crollo. Sul posto sono intervenuti i vigili del Fuoco e l’edificio è stato dichiarato inagibile, mentre sono stati disposti una perizia per chiarire l’accaduto e ulteriori controlli anche su quello a fianco.

Il sindaco, Massimo Cialente, come spiega Il Centro, ha detto che ora sarà necessario verificare se c’è “un problema strutturale” e ha rimarcato le difficoltà nel reperire le risorse per la manutenzione degli alloggi antisismici.

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Il “modello” scandinavo, visto da vicino (StampAlternativa)

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Prendendo spunto anche da un nostro recente articolo sulle difficoltà finanziarie della Svezia (VEDI), postiamo per intero il lavoro di reportage del nostro amico e collaboratore occasionale Ario Corapi.

Ciò per far capire che l’erba del vicino non è sempre la più bella.

 

Modello Scandinavo, avanguardia o bluff?

Il modello adottato dai paesi scandinavi è veramente un esempio da imitare o è solo sopravvalutato?

In un periodo come quello attuale in cui buona parte dei modelli socio-economici europei, in particolare quelli colpiti dalla crisi economico finanziaria degli ultimi anni, manifestano lacune e singhiozzi viene spesso da parlare di modelli alternativi o modelli analoghi ma comunque più efficienti e l’attenzione negli ultimi anni si è focalizzata in particolare sul Modello Scandinavo, con riferimento particolare a Danimarca e Svezia, ritenuto dalla maggioranza di molti come il modello migliore in quanto il più efficiente.

Considerando il fatto che in un periodo di magra viene molto facile guardare in casa degli altri con tanta invidia chiedendosi perchè dagli altri le cose vadano molto meglio che a casa propria, ci si è mai chiesti, dati alla mano, se un modello come quello scandinavo sia veramente un modello di avanguardia e se effettivamente possa essere altrettanto efficiente anche a casa propria?

Un primo aspetto da considerare sono sicuramente i dati relativi alla demografia e alla geografia di paesi scandinavi come Danimarca e Svezia che, comparati a quelli di un altro paese dell’Europa continentale come potrebbe essere l’Italia, possono far sorgere alcuni dubbi. La Svezia ha una popolazione di poco meno di 10 milioni di abitanti (quasi tutti concentrati al Sud nelle città principali come Stoccolma, Malmo e Goteborg) su una superficie totale di 450.000 chilometri quadrati e per una densità totale di 20 abitanti per chilometro quadrato, mentre la Danimarca ha una popolazione di 5,5 milioni di abitanti su di una superficie di 43.000 chilometri quadrati e una densità di 129 abitanti per chilometro quadrato, entrambi sono molto vicini a paesi europei economicamente forti come Germania e Gran Bretagna che di fatto sono i primi partner di scambi commerciali; il tutto comparato con l’Italia che conta 60 milioni di abitanti (6 volte gli svedesi e quasi 11 volte i danesi) su una superficie di 300.000 chilometri quadri (1/3 in meno di superficie rispetto alla Svezia) e una densità di 201 abitanti per chilometro quadrato (100 volte demograficamente più denso della Svezia e denso quasi il doppio della Danimarca), contando che per posizione geografica lo Stivale è circondato per ¾ della propria superficie dai mari con a Est la Penisola balcanica e a Sud i paesi del Nord Africa, regioni di fatto molto povere.

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Mogherini… chi? (StampAlternativa)

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Se avessimo potuto avere ancora qualche dubbio residuale, con la nomina del Ministro Mogherini ad Alto Commissario Europeo per la politica estera di ieri, ormai una duplice certezza prevale: non esiste una diplomazia UE, e l’Italia si sfama con le briciole degli altri.

A quanto pare, nessuno dei principali protagonisti nazionali all’interno dell’Unione, Germania e Francia in primis, intende sviluppare una diplomazia congiunta, che dia forma ad un carattere univoco ed identitario ben definito del ruolo europeo nel quadro internazionale.

L’Unione Europea resta un ectoplasma politico nelle varie aree del pianeta, in cui si fronteggiano le differenti sfere d’influenza strategiche.

Non si parla nemmeno più da gran tempo di un seggio riservato all’UE nell’ambito delle Nazioni Unite. Mentre sui “fronti caldi” ai confini dell’Unione; Ucraina, Medio Oriente e Nord Africa, le decisioni d’intervento e le mediazioni diplomatiche sono appannaggio dei singoli Stati del Vecchio Continente.

Se Putin vuol parlare con l’Europa incontra il Cancelliere tedesco Merkel, in ragione del ruolo di primissimo piano della Germania. Se Obama cerca alleati in Europa pensa subito al Premier inglese Cameron o al Presidente francese Hollande.

E l’Italia?

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Istat, Italia in deflazione dopo oltre 50 anni, disoccupazione balza a 12,6% (Ansa.it)

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L’economia italiana nel secondo trimestre del 2014 si è contratta dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Lo conferma l’Istat che, per effetti di arrotondamento, ha invece rivisto la stima sul pil tendenziale del 6 agosto da -0,3% a -0,2%. Con il primo trimestre chiuso a -0,1%, l’Italia è di fatto in recessione.

La spesa delle famiglie in Italia torna a salire, seppure lievemente, segnando nel secondo trimestre del 2014 il primo rialzo tendenziale, con un +0,2%, dopo undici trimestri in negativo. Era infatti dal 2011 che non aumentava.

L’ITALIA IN DEFLAZIONE – Ad agosto per la prima volta da oltre 50 anni, cioè dal settembre del 1959, quando però l’economia era in forte crescita. Lo precisa l’Istat, ricordando che allora la variazione dei prezzi risultò negativa dell’1,1%, in una fase di 7 mesi di tassi negativi.

Ad agosto l’indice dei prezzi al consumo misurato dall’Istat nelle prime stime ha segnato un calo dello 0,1% rispetto allo stesso mese dello scorso anno (era +0,1% a luglio).

Anche il ‘carrello della spesa’ in deflazione  – Ad agosto risulta ancora in deflazione anche il cosiddetto carrello della spesa, ovvero l’insieme dei beni che comprende l’alimentare, i beni per la cura della casa e della persona. Il ribasso annuo è infatti pari allo 0,2%, anche se in recupero rispetto al -0,6% di luglio.

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