Il re garante di giustizia (Thule Italia)

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Il re garante di giustizia è conosciuto nelle più antiche formulazioni ideologiche di propaganda del sovrano, dove il re, scelto dalla divinità, si fa promotore e protettore dell’equità sociale; tuttavia, solo con Hammurabi la raccolta archeologica e testuale permette di riconoscere un più sistematico riferimento alla sovranità come solo e infallibile strumento di giustizia. Hammurabi, sebbene subentrato a Rim-Sin, non si divinizzerà, facendo definitivamente cadere una tradizione iniziata con Naram-Sin.

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Torino e i “forconi”: da un articolo la nostra riflessione (StampAlternativa)

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In questi giorni l’Italia è attraversata dalla protesta del “movimento dei forconi”, una galassia umana e sociale, che s’è posta come obiettivo quello di far sentire la voce del popolo in difficoltà, alla classe politica nazionale. Siamo al terzo giorno di mobilitazione, e secondo noi è ancora troppo presto per stabilire quanto, le manifestazioni in corso, potranno sortire l’effetto sperato. Visti gli argomenti “superiori” che animano il dibattito politico italico, e le reazioni degli alti papaveri della nostra repubblica a questa protesta priva di sigle partitiche o sindacali, pensiamo che la voce del popolo stia trovando orecchie notevolmente sorde, speranzose che la protesta si esaurisca come un fuoco di paglia.

 

Ieri c’è capitato di leggere un articolo molto interessante del nostro amico Ario Corapi, sul sito Civico 20 News di Torino (VEDI), dal titolo significativo: L’Italia si ferma per dire “BASTA!”. Una cronaca asciutta e molto interessante di quel che è accaduto nel capoluogo piemontese il 9 Dicembre, primo giorno di protesta organizzata dai “forconi”.

Quel che c’è balzato subito all’occhio è la differenza sostanziale di chi cerca di raccontare TUTTI gli avvenimenti in modo obbiettivo, e chi, invece, preferisce il solito sensazionalismo mediatico, incentrato sugli scontri e i momenti di confronto duro tra manifestanti e forze dell’ordine.

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Nuovi bolliti, per vecchi partiti (StampAlternativa)

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Fine settimana all’insegna di eventi di rilievo nel panorama politico italiano, ancora stordito dalle ultime battute della storia infinita di Silvio Berlusconi, e dei suoi guai con la magistratura.

 

Sotto l’egida dell’Immacolata, e alla vigilia del ritorno alla ribalta dei “forconi” in piazza, hanno mutato nocchiero ben due partiti; Lega e Partito Democratico, attraverso il pittoresco strumento delle primarie, importato dalla cultura politica anglosassone, e rivisitato per così dire “all’italiana”, con tutto quel che ne consegue, quando si scopiazza qualche cosa che proviene dall’estero.

 

I due neo segretari, in modo diverso, hanno le idee chiare, obiettivi di brevissimo termine, e una gran voglia di andare ad elezioni anticipate.

 

Matteo Renzi ha vinto la sua battaglia contro la vecchia nomenklatura proveniente dall’ex Partito Comunista Italiano. Una “lunga marcia” piniziata da Firenze, di cui Renzi è ancora (in malo modo) il sindaco in carica, costellata da una guerriglia sezione per sezione, e coronata alla fine da un successo scontato. Infatti, gli avversari del “rottamatore” toscano erano delle comparse sbiadite, in una partita che poteva essere vinta anche da un mulo.

Il neo Segretario del PD vorrebbe imitare Barack Obama, non l’ha mai detto apertamente, ma non l’ha mai nemmeno smentito, e il suo traguardo non è sicuramente quello restare a governare il partito che ha preso senza colpo ferire, bensì Palazzo Chigi. Il suo primo discorso ufficiale è stato tutto rivolto a spiegare il motivo di quest’ansia nel voler giubilare il Governo Letta, di cui il PD è parte integrante e legittimante, e di chiudere la legislatura delle larghe intese, fortemente difesa dal Presidente Napolitano (suo compagno di partito), che a lui evidentemente non piacciono proprio.

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Mandela (Thule Italia)

Dal sito Thule Italia (9 maggio 2012)

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Il testo che segue (in gran parte già pubblicato sul sito dello HNP) è tratto dal libro “Die Mandela Legende – The Mandela legend” del dott. P.W. Möller. E’ una biografia di Nelson Mandela, storico terrorista comunista dell’African National Congress (ANC), e primo presidente nero del “nuovo” Impero della Repubblica del Sudafrica (RSA).
Il testo in verde è di Volkstaat.org.

Introduzione
Webster definisce una leggenda come “la storia di un personaggio in generale meraviglioso, raccontato come un santo”. C’è una base storica, ma spesso è imbottita e contaminata dalla fantasia. Nel caso di Mandela, quando i fatti sono osservati realisticamente e oggettivamente, qualsiasi persona di buon senso non vede più un santo, ma un’esplosione di fantasia che ha qualcosa di soprannaturale. Diventerà chiaro che una falsa immagine del cosiddetto caro Madiba è stata presentata al mondo. Egli non è affatto l’amante della pace, carò papà che si crede, ma solo un tiranno. Non ha trascorso 27 anni in prigione senza motivo, come continuamente si sostiene. Un esempio di racconti non veritieri è del London Independent del maggio 1993: “Nelson Mandela è un uomo nobile … imprigionato per 27 anni per la sua dedizione alla causa della maggioranza nera in Sudafrica”.

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Georgia: la fine delle “rose” e il nuovo “sogno” (StampAlternativa)

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La settimana scorsa, nel quadro del nostro commento sul fallimento degli accordi di Vilnius sul progetto del partenariato orientale dell’UE (VEDI), accennammo anche alla Georgia.

Da qualche tempo non aveva più aggiornamenti di rilievo su questa nazione, che nel 2006 saltò alla ribalta internazionale per la “guerra/lampo” della Russia contro di lei, in quanto la situazione era andata congelandosi nel corso degli anni, ed aveva perduto l’intensità geopolitica che l’aveva contraddistinta.

 

Poco tempo fa però, esattamente a fine Ottobre, in Georgia è avvenuto un vero e proprio funerale politico; quello della sedicente “Rivoluzione delle rose”, guidata dall’ormai ex Presidente Saakashvili e dalla sua cricca filo-occidentale, che molto aveva fatto per destabilizzare una regione, il Caucaso, importante ed estremamente delicata sotto molti punti di vista, sia per la Russia, sia per l’ormai tramontato tentativo USA di penetrare questa regione strategica.

La ratifica del trattato con l’UE, da parte del nuovo Governo di Marghvelashvili, vincitore delle elezioni presidenziali georgiane di quest’anno, non ha acceso grandi entusiasmi in nessuna delle due parti.

Di fatto la Georgia sta tentando di uscire con fatica, grazie all’attuale leadershipal potere, dal ferreo isolamento internazionale conseguente alla disfatta nella guerra del 2006, in cui l’irresponsabile politica atlantista di Saakashvili aveva condotto la sua nazione, e che è stata la causa principale della crescente ostilità dei georgiani verso questo personaggio bizzarro, a tratti un tantino megalomane, destinato ormai ad uscire di scena senza che nessuno lo rimpianga troppo.

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