Precari; una nuova “non classe sociale” (prima parte) (StampAlternativa)

articolo-1-blogtaormina-300x262

La riforma del mercato del lavoro ha compiuto dieci anni, ma in pochi hanno festeggiato il 24 Ottobre scorso questa ricorrenza.

I due padri di questa legge, i giuslavoristi Marco Biagi e Massimo D’Antona, uccisi dalle sedicenti nuove Brigate Rosse, possono essere ben definiti come coloro che hanno realmente rivoluzionato l’architettura di gestione dei contratti tra imprese e lavoratori, attraverso una serie di norme “rompighiaccio” che hanno inciso profondamente nella società italiana, molto più di quanto spesso si possa pensare. Una riforma storica in un ambito, quello della contrattazione tra parti sociali ed imprenditoria, rimasto ligio fino all’ultimo scampolo del XX secolo allo Statuto dei Lavoratori (20 Maggio 1970), e che oggi appare ampiamente superato e sminuito sia dalla riforma Biagi/D’Antona in senso stretto, sia dalle evoluzioni che essa ha avuto in un decennio.

Più che di “evoluzioni”, dovremmo però parlare di “involuzioni”. Infatti, tutta la legislazione in materia di lavoro dal 2003, anno di entrata in vigore della riforma, fino ad oggi (Legge 6 agosto 2008, n. 133: in materia di contratti occasionali di tipo accessorio e contratto di apprendistato) ha visto un progressivo deterioramento delle tutele per coloro che si sono affacciati al mondo occupazionale in quest’ultimo decennio. Con conseguenze negative che sono sotto gli occhi di tutti, o che dovrebbero esserlo, amplificate oltretutto dalla crisieconomica in atto, che sta riducendo l’offerta di posti di lavoro in tutti i settori.

In Italia s’è così andata consolidando una particolare condizione di distorsione sociale; in cui i lavoratori che godono ancora di contratti “vecchio tipo”, mantengono tutti i benefici di stabilità e di tutele inerenti allo Statuto dei Lavoratori, mentre chi, per i più diversi motivi, deve entrare o rientrare nell’alveo occupazionale, si trova a dover far fronte ad una parola: “PRECARIATO”, declinata nei modi più diversi.

(Continua a leggere… =>)

Fonte

C’era una volta il ceto medio (StampAlternativa)

Dalla-Selezione

Qualche notte fa, ci siamo presi il piacere di vedere un vecchio film con Ugo Tognazzi, uno di quei film cinici, dal gusto datato, un po’ volgarotto per eventuali palati fini della cinematografia, tuttavia pregno di quei simboli di un’Italia che sembra lontana anni luce, ma che, tutto sommato, era ben viva e vitale fino a qualche decennio fa.

La trama di questo film aveva come sfondo l’italietta borghese della metà anni ’70, dove il benessere si stava diffondendo trasversalmente in tutti gli strati sociali, e che aveva nel ceto medio il suo perno. Erano interessanti le immagini “rubate” alla Milano e alla Torino dell’epoca, così come quelle della stazione sciistica di Cervinia. Luoghi in cui si muoveva un tipo/umano desideroso di fissare la propria esistenza entro i ranghi di uno status di sviluppo materiale, che si manifestava attraverso simboli e riti ben precisi: la settimana bianca, la crescita economica e dei consumi, il “cinzanino” al bar con gli amici per discutere di automobili, di donne, o per commentare (in modo sommario e banale) le ultime dal Corriere della Sera.

(Continua a leggere… =>)

Fonte

Una notte con gli Angeli (Elzeviro)

10944262056_c5a8631d51_b

I City Angels sono una associazione ONLUS nata nel 1994, senza scopo di lucro, apartitica, aconfessionale e sono subito riconoscibili grazie alla loro divisa: un basco blu simbolo delle forze di pace dell’ONU e una giubba rossa, con il loro logo.

La loro missione è aiutare chiunqueincontrino sul loro cammino, dai senzatetto ai cittadini in difficoltà, persino gli animali e ieri sera abbiamo visto da vicino in cosa consiste il loro lavoro di sicurezza solidale. Nulla a che fare dunque, con le forze dell’ordine e neppure con le ronde di stampo leghista.

Ci spiegano che ogni volontario partecipa a seconda delle sue disponibilità, almeno una volta durante settimana e che prima di poter partecipare attivamente nell’associazione si compie unaformazione obbligatoria di due mesi, in cui si apprendono le basi del primo soccorso, dell’autodifesa e si acquisiscono le metodologie operative che i volontari devono mettere in pratica.

(Continua a leggere… =>)

Fonte

Ciclone in Sardegna: i numeri utili per l’emergenza (StampAlternativa)

sardegna

I NUMERI DA CHIAMARE PER LE EMERGENZE

Zona Olbia:

0789 69502

0789 52020

366 6617681

Zona Uras:

348 7074692

347 1240911

 

Fonte

Anche la Moldavia verso l’Unione Europea? (StampAlternativa)

Moldaviamap

Tra pochi giorni a Vilnius, in Lituania, sarà firmato un accordo tra Unione Europea e Moldavia per sancire la nascita del libero scambio tra le due realtà. Trattasi di un importante primo passo per l’integrazione dell’ex repubblica sovietica con l’UE. Una tappa fondamentale, forse più per la Moldavia, afflitta da una povertà endemica, ed incapace di risolvere quei problemi strutturali e sociali che l’hanno caratterizzata fin dalla sua indipendenza (1991), e che ne fanno uno dei luoghi più poveri del Vecchio Continente. Nella capitale moldava Chişinău s’è celebrata un’importante manifestazione proeuropeista giusto questa settimana, in cui i partecipanti, con una certa dose d’ingenuità, si dicevano certi e sicuri dei benefici che l’integrazione con l’UE porterà in tempi brevi alla loro nazione.

Bontà loro, in pochi a Chișinău, tra coloro che sventolavano la bandiera moldava e quella dell’UE, sembravano sapere che il “biglietto d’ingresso” nel carrozzone di Bruxelles costa caro, soprattutto per quel che verrà eventualmente preteso dal popolo moldavo, proprio in termini sociali e di rigore nei bilanci pubblici.

Oltre a questo piccolo “dettaglio”, il percorso europeo della Moldavia non risulta per giunta essere privo d’insidie, tanto interne quanto di natura geopolitica, che si fondono in un tutt’uno difficilmente gestibile in tempi come questi sia per l’UE, che per la poco affidabile classe politica locale; spesso amante del doppio gioco e del tirare a campare.

 (Continua a leggere…=>)

Fonte