I Bombardamenti aerei indiscriminati: realtà e propaganda (seconda e ultima parte) (Thule Italia)

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Seconda e ultima parte del breve saggio pubblicato da “Storia Militare”

Nel 1940 il manuale di servizio della Luftwaffe, il Luftkriegsfuhrung del 1935-36, fu sottoposto a una revisione in cui, fra altre osservazioni, a proposito degli attacchi terroristici si ribadì che non erano consentiti a meno che l’aviazione nemica avesse bombardato i quartieri di abitazioni delle città tedesche, nel qual caso le incursioni di rappresaglia avrebbero rappresentato l’unico mezzo per dissuadere il nemico dal continuare, osservando anche che gli attacchi alla popolazione civile potevano irrigidire la volontà di resistenza e avere dunque un effetto contrario a quello ricercato. La dottrina della Luftwaffe prevedeva l’impiego tattico dell’arma aerea rivolto alla conquista preventiva della superiorità nel cielo delle operazioni, in modo da poter svolgere il compito fondamentale di appoggio alle unità dell’Esercito.

Nel frattempo, si agiva nelle retrovie dell’avversario con attacchi ai comandi, depositi, vie di comunicazione, rinforzi, ma in nessun caso si progettavano bombardamenti indiscriminati, cioè mirati a colpire la popolazione nemica (14). Lo si farà soltanto dopo l’area bombing della RAF contro le città tedesche e non a caso le V1 e V2 avranno il nome di Vergeltungswaffen, armi di rappresaglia. Al contrario, l’impiego delle forze da bombardamento britanniche e americane fu soprattutto strategico, quello della RAF rivolto a colpire la popolazione tedesca per tentare di spezzarne il morale, quello delle United States Army Air Forces a disarticolare l’industria e le infrastrutture della Germania, e in Giappone a terrorizzare il popolo nipponico per piegarne la volontà di resistenza. Tenuto conto della diversità dei compiti assegnati alle aviazioni alleate e a quella tedesca si deve concordare con Denis Richards e Hilary Saunders quando scrivono che la Luftwaffe si limitò a essere una sorta di “donna di servizio” dell’Esercito (15). In questa ottica il bombardamento di Varsavia del 25 settembre 1939 e di Rotterdam del 14 maggio 1940 furono legittime azioni militari con finalità tattiche coordinate con le esigenze operative delle forze di terra, anche se, come era inevitabile, finirono per coinvolgere la popolazione civile. Peraltro, nei due bombardamenti si mirò alle zone in cui si sapeva che era schierato il grosso delle truppe nemiche, essendo evidente che in quelle battaglie all’interno di città era praticamente impossibile dirimere con esattezza le posizioni, assai frazionate. tenute dall’avversario.

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