Villa romana del Casale (Thule Italia)

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Villa romana del Casale di Pasquale Piraino

La Sicilia è un’isola che offre moltissimo al turista che superando certi pregiudizi culturali si avvicini ad essa per conoscerla e goderne le bellezze. Non credo di esagerare se scrivo che la Sicilia è una terra così ricca di storia da potere soddisfare la sete di conoscenza anche del turista più esigente. D’altronde l’isola ha ospitato il meglio delle popolazioni europee come spagnoli, francesi, latini,greci e tedeschi, senza contare quelle popolazioni nordafricane che altro non sono che i discendenti di quella mitica e sensazionale popolazione che fu quella indoariana, quindi nostri “cugini”, dopotutto.

I resti di questi visitatori della Sicilia, che godettero dell’isola esattamente come coloni in cerca dello spazio vitale, costituiscono il patrimonio archeologico dell’isola. Palermo è la città che presenta il maggior numero di testimonianze storiche, ma un po’ dappertutto si trovano opere uniche per bellezza ed importanza storica. Il lettore pensi al teatro di Taormina, alla Valle dei Templi di Agrigento oppure al Tempio di Venere ad Erice, giusto per fare tre esempi. Scopo di questo scritto però è fornire al lettore qualche notizia circa la Villa del Casale.
Pianta della villa

Questa è una villa di epoca tardo romana, la cui posizione geografica è alla periferia di Piazza Armerina, comune della provincia di Enna, situato quasi al centro dell’isola.  Le origini storiche di questa monumentale villa sono legate alla storia, più o meno fortunata, della Sicilia. Infatti l’isola, dopo la gloria storica legata alla presenza greca, una volta passata sotto l’ordine imperiale romano affrontò pian piano una fase di lento declino culturale e sociale. L’isola infatti venne divisa in latifondi, ognuno dei quali venne donato ad un nobile patrizio romano. Proprio la denominazione di latifondo implicava che per la coltivazione della terra venisse impiegata la manodopera degli schiavi (i servi della gleba) che sicuramente non erano per nulla interessati al mantenimento di un bene non di proprietà. I latifondisti inoltre non avevano interesse nel coltivare la terra (preferendo importare il grano necessario al sostentamento della popolazione dai territori nordafricani) e preferivano inoltre risiedere a Roma, in diretto contatto con i centri politici e militari.

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