Francia e ribelli maliani: una partita senza storia

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Mercoledì sera l’esercito francese ha conquistato Kidal, una cittadina di circa 25 mila abitanti nel nordest del Mali, l’ultimo centro abitato di un certo rilievo che era sotto il controllo dei ribelli islamici nella regione. Al momento dell’ingresso nella città dei militari francesi, arrivati a bordo di quattro aerei intorno alle nove di sera, i ribelli l’avevano già abbandonata, rifugiandosi probabilmente nelle montagne che circondano la zona. Fino a pochi giorni fa Kidal era in mano del gruppo islamico Ansar ad-Din, che si crede essere in collegamento con al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQMI).

(segue)

Fonte http://www.ilpost.it

A poco meno di un mese dal suo intervento in Mali, la Francia ha messo a segno colpi sempre più importanti e per giunta con una certa facilità.

L’unico militare francese caduto durante le prime battute di questa campagna d’Africa, e la mancata comunicazione ai media dei feriti negli scontri con i ribelli, avevano subito dato fiato alle Cassandre più diverse, che già prospettavano per l’esercito della Republique una dura lotta contro le milizie islamiste di Ansar ad-Din. C’era chi si spingeva nel fare paragoni un po’ troppo azzardati con l’Afghanistan, paventando una débâcle francese simile a quella degli statunitensi in Asia centrale.

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Una campagna elettorale senza contenuti

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Non ci sono idee veramente nuove nella politica italiana, ne siamo convinti da tempo ed è per noi una quotidiana conferma, gli argomenti importanti sono abilmente dribblati da polemiche che puzzano di cantina ammuffita.

La stanchezza del popolo è palpabile, l’aria è satura di disillusione, gli italiani, che per molto tempo si son fatti andare bene il “meno peggio”, si ritrovano alla vigilia di queste elezioni 2013 senza nemmeno uno straccio di certezza positiva. Questa classe politica ha dato il peggio di sé in ogni occasione, peggiorando una situazione già difficile a livello globale.

Le facce che circolano in televisione, tranne quelle di qualche outsiderplastificato come Grillo o Giannino e dei loro seguaci, sono le stesse che si ripetono da decenni, i “meno peggio” appunto: coloro che hanno dimostrato (alternandosi al potere) quanto, in realtà, siano stati capaci di nuocere all’Italia peggio di un elefante in una cristalleria, e scusate se indugiamo in questo gioco di parole.

Programmi, progetti di medio/lungo respiro, svolte epocali o radicali, tutto celato dal fumo delle polemiche estemporanee di questa campagna elettorale o rinviato sine die.

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Kobus Pretorius, prigioniero di guerra boero e vittima dei campi di rieducazione della “nuova” RSA

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Kobus Pretorius è un prigioniero di guerra boero. E’ in carcere dal 2002, insieme ai suoi fratelliWilhelm e Johan.
Kobus, Johan e Wilhelm sono i figli del dott. Lets Pretorius, noto nazionalista boero del Boerevolk Vryheidstigting (BVS).

Il 19 agosto 2012 Kobus Pretorius, attraverso la sua psicologa, Sonja Jordaan, aveva rilasciato una dichiarazione in cui chiedeva perdono per le sue azioni. Questo dopo aver rotto tutti i legami con i propri famigliari, bollati come “fanatici politici e religiosi” [1].
Oggi, 28 gennaio 2013, davanti all’Alta Corte di Pretoria, Kobus Pretorius ha dichiarato di non essere più la stessa persona. Di non credere più nelle Repubbliche boere [2].
Ha parlato dei suoi famigliari come “genitori biologici” e “fratelli biologici”, indicando come suoi veri genitori: la sua psicologa e il di lei marito [3].
Dichiarazioni che sembrano tratte da “1984”, il romanzo di George Orwell.

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LAGUZ

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LAGUZ
“distesa d’acqua”, “acqua”. A. isl. lògr; a. irl. loch; lat. lacus, da i.e. LAKU-. Forse, alle origini, il nome della runa era LAUKAR / LAUKAZ: “porro”, “aglio”, ma anche “crescita”, “prosperità”.

Runa delle acque nel loro aspetto benefico come elemento di fertilità ma anche nel loro aspetto pericoloso e distruttore.

La figura divina cui la runa si riferisce è Njòròr, uno dei Vanir, signore delle acque, il nome del quale è da riconnettersi con ogni probabilità al Nerthus di Tacito che questi definisce come “madre Terra”:

«…adorano Nerto, cioè la Terra Madre, e pensano che essa si interessi alle cose degli uomini, e venga fra loro trasportata con un carro. Esiste in un ‘isola dell ‘oceano un intatto bosco sacro (castum nemus), ed in esso un carro dedicato alla dea, coperto da un drappo. Solamente al sacerdote è concesso toccarlo. Questi comprende che la dea è discesa, e con molta venerazione la segue quando la dea vi si insedia, trainata da due vacche. Sono giorni di letìzia e luoghi di festa quelli ove ella si degna di giungere come ospite. Non si fanno guerre. Non si impugnano armi. Il ferro è rinchiuso. La pace e la quiete sole sono conosciute e amate finché lo stesso sacerdote restituisce al tempio la dea soddisfatta di conversare coi mortali. Dopo il carro, il drappo e, se vuoi crederlo, lo stesso nume (si credere velis numen ipsum) sono lavati in un lago segreto. Gli schiavi che la servono vengono inghiottiti dallo stesso lago. Perciò un arcano terrore ed una religiosa ignoranza circondano questa dea che solo i morituri possono vedere»

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La piovra finanziaria va combattuta

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Il recente caso Monte dei Paschi, ci ha dato l’ennesima conferma di quanto giusta sia la nostra posizione di odio e di sprezzo nei riguardi della finanza.

Ciclicamente vengono alla ribalta mediatica, e giudiziaria, le lordure di colletti inamidati senza scrupoli, che “giocano” ad un Monopoli dove i soldi sono veri, e i crimini altrettanto concreti.

La finanza, il sistema bancario, la speculazione e tutto quello che ci gravita intorno sono marci, lo sono sempre stati, lo saranno sempre, e non posso essere riformabili o controllabili. Soprattutto quando il controllore e sovente colluso con il malfattore.

Non vogliamo fare del facile moralismo, sappiamo benissimo che nessun uomo è esente dall’errore, e non esistono regolamenti che possano evitare l’infiltrazione di mele marce e parassiti. Tuttavia, quando la misura è colma, ed è palese quanto porosa possa essere la finanza alla voglia di lucrare senza limiti etici, ecco che dovrebbe sorgere presso le classi dirigenti la volontà di porre fine all’invadenza dei mercati, alla loro influenza negativa sulla vita dei popoli e sull’economia delle nazioni.

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