Il ritardo della politica sul “caso” Fiat (StampAlternativa)

Politica e sindacati, pressing sul Lingotto: «Nessuna riduzione della capacità produttiva»

Il consiglio:«Bisogna crederci e fare gli investimenti necessari»

«Non possiamo accettare riduzioni della capacità produttiva. Noi crediamo ancora che la Fiat possa restare una casa automobilistica competitiva ma perchè ciò sia possibile bisogna crederci e fare gli investimenti necessari». Lo dice il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, commentando le ultime polemiche su Fiat. Angeletti spiega i motivi per i quali un calo della produzione non è accettabile: «è evidente che siamo in una fase di crisi di mercato, ma in Italia, malgrado tutto, si produce un terzo delle auto che si comprano. In Europa la recessione ovviamente finirà». (…)

Verrebbe da dire: “Buon giorno!”. Oppure: “Era ora!”. Questa è la nostra reazione di fronte alle dichiarazioni di sindacalisti e politici a seguito della proclamata rottura tra Fiat e Italia.

Servivano proprio le dichiarazioni dell’Amministratore Delegato (cinghialone) Marchionne, per far svegliare una classe dirigente già rimbambita da una campagna elettorale ai suoi esordi, che dimostra nei temi quanto distanti siano le velleità dei partiti, al confronto con i problemi REALI degli italiani.

Nel grigiore contenutistico delle polemiche sulla mancanza di democrazia interna del Movimento 5 Stelle, o sulle primarie del PD, o sull’eterno ritorno di San Silvio da Arcore, ecco piombare una grana parecchio seria.

Che il Lingotto stesse lavorando da qualche annetto per la grande rottura con la madrepatria era cosa chiara anche a un cieco, ma non ai vari capoccioni sindacali, o agli alti papaveri degli schieramenti parlamentari, che avevano intravisto nella figura di Sergio Marchionne una sorta di alfiere internazionale del made in Italy, un vincente tricolore, che avrebbe dato lustro all’immagine degli italiani. (continua a leggere… ->)

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