Grossi, grassi, gatti affamati (StampAlternativa)

Crisi? Per tutti ma non per i banchieri. Stipendi +12%

Roma – Alla fine non solo la fanno sempre franca, ma riescono anche a guadagnare nei periodi più bui dell’economia mondiale. Mentre l’Eurozona annaspa per trovare una soluzione che eviti il suo crack, e in un momento in cui tutto il mondo sconta il problema dei debiti sovrani del Vecchio Continente, loro si portano a casa stipendi in continuo aumento.

Sono i banchieri più importanti al mondo; tra questi, i numeri uno di JP Morgan e Citigroup, rispettivamente Jamie Dimon e Vikram Pandit che, stando a uno studio riportato dal Financial Times, a dispetto dei cali degli utili e delle quotazioni azionarie delle banche che comandano, hanno visto crescere i loro stipendi di quasi il 12% su base annua. (…)

E’ facile scandalizzarsi, ma non basta più. I più importanti banchieri dell’Occidente, le cui terga sono saldamente ancorate alle poltrone, e possono girare indisturbati tra Wall Street e la City londinese, certi di poter trovare sempre qualche zerbino umano che li venera come divinità, possono permettersi tutto quel che vogliono.

Hanno creato gli azzardi dei mutui sub prime, hanno intossicato un gran numero di sistemi bancari con i credit default swap, hanno chiesto aiuti a pioggia dalla Casa Bianca, e li hanno ottenuti perché “troppo grandi per fallire”. La speculazione apolide attacca l’Europa, e sono sempre loro a tirare le fila.

Tuttavia nessuno ha fatto nulla per fermarli. Perché?

Semplice; perché ci si è fermati alla semplice indignazione, perché in Occidente non c’è in circolazione una classe politica capace di dire a questi ingordi: “Ora BASTA!”. Perché noi stessi, nella nostra vita quotidiana, non compiamo quasi mai scelte che possano ledere i loro interessi, o non scegliamo chi realmente chi abbia voglia di modificare questo sistema,ponendo questi “signori” alla sbarra, vuotando le loro tasche, distruggere i loro regni di carta e di finanza. (continua a leggere…)

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E’ morta l’ultima tartaruga gigante delle Galapagos. Estinta la specie

Lonesome George era l’ultima tartaruga gigante della sua sottospecie, quelle dell’isola di La Pinta nelle Galapagos. Era diventato un simbolo dell’arcipelago e un incentivo al turismo, sin da quando era stato scoperto nel 1972. Lo hanno ritrovato ieri le autorità equadoregne del Parco Nazionale, morto per cause ancora sconosciute.

Icona dei difensori dell’ambiente e animale molto amato dai visitatori, la tartaruga gigante può vivere in media tra 150 e 200 anni ed è diretta parente della testuggine di terra. Questa specie, che aiutò Darwin a elaborare la teoria evoluzionistica, è divisa in famiglie e sottospecie numerose, molte delle quali, purtroppo, in via di estinzione. (continua a leggere…)

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Video shock: ragazza inglese sottoposta ai comuni “test sugli animali”

Jacqueline Traide si è lasciata “seviziare” come normalmente si fa sugli animali in laboratorio per testare i cosmetici.

La campagna pubblicitaria shock della Lush Cosmetic infatti ha come scopo proprio quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla brutalità dei  che vengono condotti su degli esseri viventi, che dopo essere stati utilizzati vengono “cestinati” come si farebbe con qualsiasi altro tipo di scarto o rifiuto.

A Jacqueline, che indossava una tuta color carne, è stato inserito in bocca un divaricatore affinché non ponesse resistenza al cibo che le veniva somministrato; le sono stati bendati gli occhi e rasata una parte della testa, per poter applicare degli elettrodi.

Wiehan Botes (5 mesi) strangolato. Giugno 2012 – Genocidio Bianco in Africa del sud

Genocidio Bianco in Africa del sud non è semplice criminalità, come vorrebbe fare credere il governo del “nuovo” impero della Repubblica del Sudafrica (RSA). Che sia l’odio il motore di questo sterminio, risulta evidente anche osservando l’età della vittime. Tra le ultime: Wiehan Botes, di 5 mesi, strangolato.
Insieme a lui è stata uccisa anche l’anziana donna che lo accudiva, Margrietha de Goede (60 anni). I corpi senza vita sono stati rinvenuti mercoledì 23 giugno.
I due omicidi sono avvenuti a Dalmas, nel Transvaal (il “nuovo” Impero della RSA lha cambiato nome a questa area prima in “Transvaal Orientale”, poi in “Mpumalanga”. Un altro tipo di genocidio…).

Nel tentativo di nascondere il Genocidio Bianco, quando la vittima è bianca e il carnefice nero, l’appartenenza (nazionale e) razziale delle persone coinvolte è tenuta generalmente nascosta. Con la scusa di non promuovere il “razzismo” (almeno quello non politicamente corretto), è diventata prassi comune nascondere la verità, anche un Genocidio razzista. Per questo il Genocidio Bianco viene nascosto anche in occidente; e anche per questo l’occidente ne è complice.

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La crisi in Siria e il bandolo della matassa (StampAlternativa)

In Siria si gioca alla battaglia navale, dopo la Russia (che smentisce) si muovono anche Cina e Iran

Bluff, colpi di mano, depistaggi, notizie annunciate e poi smentite. Lo scontro politico e diplomatico in atto intorno al conflitto siriano si gioca senza esclusione di colpi anche sul versante militare e soprattutto sul mare dove diverse notizie si accavallano in queste ore tra indiscrezioni e smentite. Ieri l’agenzia di stampa russa Interfax aveva annunciato l’invio nel porto siriano di Tartus (sede di una base navale di Mosca) di due navi da sbarco con truppe e mezzi per evacuare i cittadini russi e imbarcare gli equipaggiamenti utilizzati nell’unica base di Mosca nel Mediterraneo.

L’impressione era che anche i russi considerassero ormai spacciato il regime di Assad e si preparassero a sgomberare il Paese. Oggi invece, a poche ore dal faccia a faccia tra Putin e Obama a Los Cabos, la notizia è stata smentita da fonti ufficiali e al tempo stesso superata da altre informazioni diffuse dalla stampa iraniana. (…)

L’instabilità politica in Siria, che dura da quasi un anno, è ormai sfociata in una vera e propria guerra civile. Anzi, in uno scontro tra eserciti contrapposti, che sono di fatto spalleggiati da due schieramenti che non osano, per ora, affrontarsi a viso aperto. Quindi utilizzano quella che noi abbiamo ribattezzato la “Bosnia” del Medio Oriente, come un campo di battaglia totale; in cui alle armi della diplomazia, si sommano quelle vere, imbracciate dalle due fazioni in lotta.

I confini siriani sono un colabrodo, eccezion fatta forse per le alture del Golan (Israele sembra voler restare fuori da questo ginepraio?), dove passano milizie iraniane e libanesi pro Assad, oppure in supporto all’esercito della sedicente “Siria libera”. Un confine dove transitano armi, dove a Nord la Turchia teme il riversarsi di profughi a migliaia, in poche parole: un caos.

La Siria è oggi il fronte più rovente, di quella guerra geopolitica tra nazioni giustamente desiderose di modificare l’assetto asiatico; quindi Russia e Cina, con l’apporto del sempre più rilevante Iran, e la vecchia potenza atlantica, incarnata da Washington. (continua a leggere…)

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