Libia: unica certezza il caos (StampAntagonista)

Di seguito proponiamo un interessante riassunto della situazione in Libia, fornito dal blog dell’amico Alberto Costanzo, che fortifica la nostra convinzione che, dopo il regime di Gheddafi, per questa nazione mediterranea si profila lo stesso destino di barbarie della Somalia.

Welcome to democracy!

La NATO ha trasformato la Libia in un mattatoio.

“Chissà perchè” non si parla più della Libia…?

Ma ci pensa Amnesty International a ricordarci le nostre responsabilità, con una nuova relazione, datata febbraio 2012 (qui la nuova relazione di Amnesty International), dal contenuto agghiacciante.

Trascrivo alcune porzioni di un articolo di Stephen Lendman dedicato al contenuto di tale relazione, dal sito Effedieffe.com:

La legge internazionale è chiara ed Amnesty International lo sa bene: nessuna nazione può interferire negli affari interni di un’altra se non nel caso di autodifendersi quando attaccata. La NATO arrogò a sè la responsabilità e l’autorità, ed i crimini di guerra contro l’umanità ne sono stati la conseguenza e continuano fuori controllo e la NATO è ancora coinvolta e migliaia di militari USA continuano ad invadere il Paese per controllare le strutture chiave del petrolio. Si verificano anche attacchi aerei e navi NATO occupano i porti della Libia, e sono coinvolte forze militari USA, italiane e francesi, e forse anche di altre nazioni. Resoconti da Misurata, a gennaio, dicevano che elicotteri Apache avevano massacrato dei ribelli che cercavano di occupare le piattaforme petrolifere di Brega.

Bande di criminali si aggirano fuori controllo e sono frequenti gli scontri con morti fra civili e rivoltosi rivali. Le milizie controllano le aree locali e quelle confinanti. Migliaia di Lealisti di Gheddafi e di lavoratori ospiti africani neri sono stati uccisi o catturati e torturati.

«Le Milizie continuano a rastrellare gente ed a detenerla, il tutto fuori da qualsiasi schema legale, e li tengono in prigioni segrete…. Sono in migliaia che non hanno nè modo di difendersi da questa illegalità totale nè di sfuggire alle brutalità ed alla tortura». (continua a leggere…)

Fonte

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