Davos 2012 (focus n.1): lo scalciare di un morente

Davos parte nel pessimismo

Prima ancora di mettersi in viaggio, 345 “world leaders” del business, dei Governi, delle organizzazioni internazionali e dell’accademia, hanno voluto lasciare una parola di speranza: la maggioranza di loro si attende «una grave rottura geopolitica nei prossimi 12 mesi». Una guerra o una grande rivoluzione da qualche parte del mondo, si sommerà alla crisi del debito, dell’euro, dell’occupazione, delle banche, alla recessione che tutti si aspettano nel 2012. Giusto per introdurre il clima nel quale si apre oggi la quarantaduesima edizione del World Economic Forum (chiuderà il 29). Il titolo di quest’anno è volutamente neutrale: «La Grande Trasformazione: immaginare muovi modelli». L’assemblea generale informale della globalizzazione, qui a Davos, ha sempre dato il meglio di sé in tempi di crescita, riuscendo negli altri a trasmettere comunque un po’ di fiducia. Mai, un Forum si era svolto in una simile incertezza per il capitalismo e il mercato: i capisaldi del sistema globale che vuole celebrare. (…)

l forum economico che s’è aperto ieri, nell’amena località svizzera di Davos, sembra essere un letto d’ospedale, intorno a cui si affollano (visti i numeri) tanti medici e infermieri, parenti del malato e anche semplici curiosi.

Nella crisi che caratterizza questo inizio secolo, il “grande malato” sembra essere tuttavia solo l’Europa; la sua economia, le sue strutture, la sua stessa identità. Il Vecchio Continente non gode di buona salute, questo risulta evidente, e le diagnosi si sprecano come noccioline. Il magnate della finanza, nonché pelosissimo filantropo, George Soros è già intervenuto, spronando gli esponenti politici dell’area euro a fare di più per potenziare la capacità d’intervento della BCE, che dovrebbe diventare prestatore di ultima istanza su modello della Fed americana, e sfornare i tanto famosi “eurobond”. Temi già sentiti, proposte che non piacciono alla Germania, che teme di dover diventare il portafogli della BCE, ma che sembrano in linea con coloro che vogliono una Berlino più “aperta” e “solidale” con i partners in affanno. Il Cancelliere Merkel ha già risposto “Nein!” altre volte in un recente passato, e non intende certo capitolare nemmeno in quest’occasione, statene pur certi.
Sostanzialmente a Davos si sta ripetendo in versione concentrata quel canovaccio di scontri, diatribe e prese di posizione, che spalmatesi nell’arco degli ultimi due anni. L’Europa, durante questi vertici ipertrofici, è ormai abitualmente in primo piano nelle valutazioni di recessione, e di rischio continentale. (continua a leggere…)

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