Il lungo Inverno della “Primavera araba” (prima parte) (StampAntagonista)

Le recenti manifestazioni in Egitto, che vedono nuovamente in Piazza Tahrir l’epicentro simbolico della protesta anti/sistema di una parte della popolazione, rappresentano la prova più evidente che qualche cosa nella sedicente “Primavera araba” non sta andando come auspicato dai suoi più entusiasti cantori.

Messi in soffitta Ben Ali (Tunisia) e Mubarak (Egitto), defenestrato Saleh (Yemen) e passato miglior vita Gheddafi (Libia), l’atteso “lieto fine”, con il bene che vince ed il male che perde (scusate il manicheismo ironico), sembra non arrivare.

Il tempo vola, ed è passato quasi un anno dalle prime manifestazioni a Tunisi, che pur avendo innescato un processo di ribaltamento d’assetti politici e sancito il tramonto di vecchi satrapi, tutto ciò non sembra aver portato quella stabilità necessaria al profilarsi di nuove forme di democrazia nella vastissima regione arabo/musulmana.

In Tunisia la vittoria del partito islamista Ennahda di un mese fa, nelle prime elezioni libere post regime,hanno sì dato un governo stabile a questa nazione nordafricana, ma ciò non è bastato a raffreddare un clima sociale  e politico rovente.

Rivolte sono esplose in due città nella regione di Gafsa, 360 km a sud ovest della capitale tunisina. Giovani armati hanno dato fuoco alle stazioni di polizia, agli edifici della Società fosfato Gafsa e l’Ufficio del Lavoro. (continua a leggere)

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