Triste foto di gruppo (Contro InFormazione)

Afghanistan: ucciso militare italiano

ROMA – Un parà morto e altri due feriti, di cui uno in fin di vita: a meno di una settimana dall’attacco in cui è rimasto ucciso il geniere Roberto Marchini, l’Italia paga l’ennesimo tributo alla guerra in Afghanistan. Stavolta però non è stato un ordigno artigianale, i micidiali Ied che infestano le strade dell’Afghanistan, ad uccidere il primo caporal maggiore David Tobini: il parà di 28 anni in forza al 183esimo reggimento ‘Nembo’ di Pistoia – uno dei reparti d’elite dell’Esercito – è morto al termine di una lunga battaglia che si è combattuta casa per casa a Khame Mullawi, villaggio nei pressi di Bala Murghab. La zona è tristemente famosa per i nostri militari: nello sperduto avamposto a 170 km ad ovest di Herat, feudo di talebani e trafficanti di droga, dove le forze della coalizione sono asserragliate in una struttura che era appartenuta all’Armata Rossa chiamata ‘Fort Apache’, sono già caduti tre militari: gli alpini Massimiliano Ramadù, Sergio Pascazio e Luca Sanna. Nella battaglia costata la vita a Tobini sono rimasti feriti anche altri due militari: il caporal maggiore scelto Simone D’Orazio – alla terza missione all’estero dopo Sudan e Libano – e il caporale Francesco Arena. Quest’ultimo ha riportato ferite lievi ad un braccio mentre D’Orazio è in fin di vita: colpito all’addome, il paracadutista è stato operato nell’ospedale americano di Kandahar dove gli è stata asportata la milza. L’attacco è avvenuto alle 4.15 di mattina: i militari italiani assieme a quelli afghani avevano appena concluso un’ operazione congiunta di perlustrazione e rastrellamento in uno dei tanti villaggi della valle. Intervento che, ha spiegato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, si era concluso “positivamente” visto che i paracadutisti avevano trovato gli ordigni e il materiale esplosivo la cui presenza era stata segnalata dall’intelligence. All’uscita del villaggio è scattato l’assalto dei talebani, che hanno fatto fuoco sui militari italiani uccidendo il caporal maggiore Tobini e ferendo D’Orazio. A quel punto i paracadutisti hanno cercato riparo in alcune abitazioni, per mettere al sicuro i feriti, ma sono stati nuovamente presi di mira dagli insorti posizionati in altre case che non erano state controllate.  (…)

fonte http://www.ansa.it

Quanto dovrà essere folta questa “foto di gruppo”, prima che la classe dirigente italiana capisca che in Afghanistan non ci vogliono?

O che il senso della missione ISAF (da noi mai condiviso) s’è sfibrato in una guerra di posizione lunga dieci anni?

La retorica dei ministrucoli berlusconiani, così pedante, dovrebbe essere zittita per un minimo senso di pudore e vergogna.

Gli sciacalli mediatici hanno poi mostrato di nuovo che il “sangue già visto” non è più sfruttabile, come lo era invece fino a qualche anno fa.

Un soldato italiano morto in Afghanistan non vale più lo sforzo delle prime pagine…e qui ci fermiamo.

Gabriele Gruppo

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