11 Luglio 2011: la Caporetto italiana sui mercati (Contro InFormazione)

Come ogni attacco in grande stile che si rispetti le prime bordate partono quando in Italia è ancora notte, con l’apertura della borsa giapponese di Tokyo.

Con il sole sorge sull’Europa la tendenza è “minimizzare”. Il Giappone, ci dicono i  ben informati, è preda di una crisi economica frutto di un disastro ambientale, tramutatosi in catastrofe nucleare; con tanto di carne contaminata segnalata in varie parti dell’Impero asiatico.

Le speranze, vane, si sgretolano con l’apertura dei mercati del Vecchio Continente. Un vero cannoneggiamento, anche se atteso, che però si rivela più duro del previsto, con Piazza Affari che subito si palesa come l’anello debole su cui far pressione per colpire l’intera Europa, tutta l’Unione e la sua moneta arretrano vistosamente. L’oro ed il petrolio appaiono stabili per tutto il giorno, segno che ingenti capitali erano pronti da un pezzo per essere utilizzati oggi; dollari non stornati dai così detti “beni/rifugio”, a riprova della non cristallina condotta dei traders che continuano a muovere capitali, anche attraverso banche ed assicurazioni salvate dai governi, dopo il ruzzolone del 2008.

In soccorso del fronte italiano intervengono, per la prima volta, TUTTI i grossi calibri dell’economia europea: dal Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, al Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, dal neo Presidente della BCE Mario Draghi, a Dirk De Backer, il portavoce del presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy.

L’unica voce fuori del coro è stata quella di Lorenzo Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo della Bce, che ha ammonito su di un più che probabile “rischio contagio” dalla crisi dei titoli sovrani, alle banche…scena già vista nel 2008.

Il problema però è che ormai il “fronte comune” non risulta credibile, dopo che l’Unione ha dimostrato d’essere divisa al suo interno sui provvedimenti salva/Stati, e preda di una conclamata sudditanza nei confronti del rapace Fondo Monetario Internazionale, con i suoi diktat relativi alla ristrutturazione dei disastrati bilanci di Grecia e Portogallo.

Le riunioni a tamburo battente dell’Eurogruppo e dell’Ecofin sembrano delle ridotte di trincea, dietro cui opporre l’ultima resistenza, ma la frittata è fatta, e francamente l’unico “uomo” in tutta la vicenda si sta dimostrando essere il Cancelliere tedesco Merkel, la cui condotta dimostra quanto la Germania sia l’unica nazione europea ancora capace di mantenere la barra dritta, nel mezzo di un disastro generale. Francia e Gran Bretagna invece se la son già data a gambe, pur di non essere travolte, ma la ruota girerà presto anche per loro.

L’Italia ha svolto egregiamente il suo ruolo di “ventre molle”, che noi segnalavamo da tempo, sia in campo economico sia politico.

Tra i PIIGS, l’Italia era la preda più ambita, e non c’è voluto molto perchè si creassero le condizioni per l’attacco sviluppatosi in queste ore.

L’unico esponente politico italiano che cercasse di tenere alta la bandiera delle istituzioni repubblicane è stato il Ministro dell’Economia Tremonti, giunto presso i sodali dell’Unione con la missione (impossibile) di evitare che Roma fosse sacrificata come la Grecia sull’altare della speculazione internazionale prima, e del Fondo Monetario Internazionale poi.

Quel che resta dello zoo governativo nazionale, Berlusconi in testa, è rimasto dietro le quinte o, come qualche ministro, s’è azzardato in prese di posizione scivolose, relative al fatto che l’Italia ha i conti in ordine e che non serve drammatizzare la situazione. PAGLIACCI!

Il Governo Berlusconi è stato un tallone d’Achille ideale, così debole e rissoso, screditato e privo di qualsiasi capacità di reazione alla situazione gravissima, che si sta prospettando in quest’Estate di fuoco. Chi poi si candida, da sinistra, a sostituire il Priapo di Arcore fa pure più ridere, visto che le ricette proposte non vanno tanto in avanti rispetto a quelle del centro/destra.

In tutta questa giornata, così convulsa, abbiamo comunque constatato come il famoso “pesce” puzzi dalla testa. I vari protagonisti avevano tutta l’aria d’essere come i generaloni gallonati di Caporetto, sorpresi dall’ovvio, incapaci di comprendere che proprio quel libero mercato, messo pure quale totem costituzionale europeo, li sta sconfiggendo nel più semplice e chiaro dei modi. Utilizzando quegli strumenti economico/finanziari che NESSUNO vuol denunciare, che NESSUNO vuol rinnegare e porre al di fuori del processo di formazione dell’Unione Europea, ad oggi mera burocrazia tenuta malamente insieme dall’euro e dalla banca Centrale Europea.

Dubitiamo fortemente che possa formarsi una solida “linea del Piave”, che arginerà lo sgretolamento dell’Unione a colpi di default e di attacchi speculativi. Nessuno ci sembra in grado nel Vecchio Continente di capire che solo uscendo dal “gioco” del liberismo potremo vincere questa guerra, dichiarata dai signori del denaro contro i popoli.

E non lo diciamo per far facile retorica o demagogia.

Quando giungeranno le inevitabili ripercussioni sull’economia reale, sarà ulteriormente confermata la nostra tesi, che portiamo avanti oggi con la proposta del Movimento di Transizione Nazionale.

Gabriele Gruppo

Fonte

 

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