Il Napoleone serbo ruggisce ancora (Contro InFormazione)

Mladic insubordinato,
il giudice lo caccia dall’ aula
L’ex generale serbo-bosniaco interrompe continuamente e si rifiuta di dichiararsi colpevole o non colpevole

MILANO – Ratko Mladic, comparso lunedì davanti al Tribunale penale internazionale dell’Aja, si è rifiutato di dichiararsi «colpevole o non colpevole» degli 11 capi di accusa a suo carico, inclusi quelli di genocidio e crimini contro l’umanità.

ESPULSO – La seconda udienza del processo all’ex generale serbo-bosniaco, che si è ripresentato davanti ai magistrati indossando di nuovo un cappellino con visiera, è stata interrotta bruscamente dopo il netto rifiuto, seguito a un’invettiva di Mladic contro la corte. Il giudice ha ordinato all’ex generale serbo-bosniaco di lasciare l’aula e poi ha proceduto come previsto dal regolamento ad una dichiarazione di non colpevolezza.

fonte http://www.corriere.it

La storia la scrivono i vincitori, fatto quasi scontato che non potrebbe essere diverso da quel che è.

Parlare di “giustizia” in questi casi risulta inutile e fuorviante; chi lo fa o è in perfetta malafede, oppure è solamente uno sciocco idealista “peace and love”.

La Serbia ha perso la sua guerra, e questo non sarà MAI cancellato fin che permarrà in Europa l’attuale status quo. Coloro che hanno guidato il popolo serbo in quella fase della storia contemporanea sono i nuovi “mostri”, da esibire alla sbarra della “giustizia” dei vincitori. Uno spettacolo a dir poco ridicolo, nella sua pomposa pretesa di legittimità e d’imparzialità.

La sentenza per il Generale Radko Mladic è già scritta, non n’esistono altre, nella farsa del processo ai vinti chi siede sullo scranno del giudice non ammetterebbe MAI nemmeno l’eventualità remota di un diverso esito da quello già scritto:

COLPEVOLE!

Per chi, invece, si trova alla gogna imposta dai vincitori, non restano che due strade:

O piangere ed implorare il perdono e la clemenza di chi giudica.

O mantenere saldi onore ed orgoglio.

Nella certezza d’essere destinati a popolare la lista nera stilata dai “buoni” vincitori, continuare a ruggire può essere un modo per rimarcare la dignità delle proprie gesta. Che se non saranno un esempio per le anime tiepide che popolano l’Aja, forse lo saranno per coloro che in Serbia hanno ancora a cuore che la loro patria non sia svenduta per qualche poltrona nel parlamento dell’Unione Europea.

Gabriele Gruppo

Fonte

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