Proposte per un Primo Maggio di “transizione” (Contro In Formazione)

Lo sviluppo di un adeguato quadro di riferimento in materia di lavoro non potrà prescindere dalla diffusione ad ogni livello della società, nel tempo, di quella che si può definire come “nuova cultura del lavoro”, intendendo con tale espressione la consapevolezza di dover contribuire, ciascuno con la propria attività ed in cooperazione con i propri datori di lavoro, con i propri colleghi ed i propri subalterni, allo sviluppo ed al progresso della società, nel rispetto dei ruoli di ciascuno e degli obiettivi di sviluppo economico fissati dai ministeri competenti. Alla base di tutto vi dovrà perciò essere la consapevolezza dell’importanza del lavoro:
–    per la propria realizzazione personale.
–    per la società nel suo complesso.

Tratto dal Programma di Transizione: http://thule-italia.com/wordpress/downloads/357

Quest’anno eviteremo di criticare l’insulso spettacolo di cantanti (strapagati) e di figuranti dello spettacolo che sfileranno in Piazza San Giovanni per il “concertone”. Molte volte abbiamo fatto notare la vacuità di una manifestazione puramente ludica che, fine a sé stessa, non lasciava nulla e non aveva nulla dietro alle pompose premesse e polemiche che ad ogni Primo Maggio si ripropongono.

Quest’anno proporremo quello che per noi deve essere nel proprio spirito il lavoro; inteso come strumento di valorizzazione del singolo, in ragione della sua appartenenza alla comunità nazionale.

In queste settimane, forse con una tempistica voluta, ci siamo trovati a leggere ed ascoltare interventi in materia lavoro e sulla sua conformazione contemporanea e quotidiana.

Molto, fin troppo, s’è dissertato sulle mansioni che “gli italiani non vorrebbero più fare”, sui posti di lavoro lasciati liberi, per via dello scarso appeal su giovani poco inclini ormai a “sporcarsi le mani”. Lagnanze spesso strumentali su quanto invece siano più disponibili le braccia dei lavoratori d’importazione, quelli per intenderci che accettano TUTTO e a QUALSIASI CONDIZIONE.

Qualche mese fa addirittura il Ministro Tremonti affermò che era necessario, per restare nella competizione globale, rinunciare alle tradizionali tutele che la tradizione europea aveva elaborato in materia di sicurezza sul lavoro e di tutele occupazionali.

NO!

NOI NON SIAMO DACCORDO! ()

Fonte


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